Salta al contenuto principale

Questione di Costanza

Questione di Costanza

“Niente ha un effetto così devastante sul cervello umano quanto un improvviso cambiamento”... Costanza Macallè, anatomo-patologa laureata da pochi mesi, dopo una ricerca forsennata di un progetto di lavoro universitario su misura per lei deve arrendersi all’evidenza: lasciare la sua Messina e il sole della sua Sicilia, il papà e il fratello più piccolo, gli amici, la sua casa, per trasferirsi a Verona, dove la sorella Antonietta vive e lavora da tempo e soprattutto le ha trovato un bando per un progetto di ricerca, della durata di un anno, in un centro di Paleopatologia, una specie di medicina applicata all’archeologia. È un concorso per titoli, ma siccome non è la massima aspirazione per alcuno dei suoi colleghi, si presentano in due e la vincitrice, addirittura, rinuncia. Così Costanza fa la valigia, per sé e per la figlioletta Flora di appena tre anni. C’è sempre la speranza di una chiamata da Londra, al cui Ordine dei medici Costanza si è iscritta, però la Brexit e molto altro non l’aiutano proprio, pur se Carrie, la sua broker, continua a rassicurarla che presto riuscirà a trovare l’occasione giusta per lei. Nel frattempo, quindi, c’è Verona e la necessità di mettersi nell’ordine di idee di lavorare con le mummie, cercando malattie del passato a partire da resti umani. Almeno questo è quello che immagina, visto che ancora non conosce che cosa è chiamata a fare. E poi, come dice la sorella, a Verona “il sole si spegne a novembre e non torna fino a marzo”...

Se questo è il personaggio che dovrà sostituire Alice Allevi nel cuore dei lettori, forse la strada da compiere è ancora lunga. Sì, è vero che professionalmente siamo vicini, perché Costanza è un’anatomopatologa prestata alla paleopatologia, mentre Alice è una giovanissima medico legale, probabilmente anche a livello sentimentale si somigliano, con le difficoltà che vivono. Di certo entrambe riportano alla stessa autrice che attinge alla sua esperienza personale di messinese emigrata altrove, di medico legale, di mamma. Alla base c’è una grande capacità di scrittura della autrice, ironica, leggera, accattivante, ma in questo caso la storia sembra essere latitante e non creare quel tipo di affezione che era stata, invece, suscitata dalla serie precedente. E poi, nonostante si sappia già che, minimo minimo, ci saranno almeno tre libri su Costanza Macallé, tutto viene lasciato sospeso. In pratica il libro è senza un finale vero e proprio. Tutto si interrompe senza una conclusione, viene rimandato al prossimo libro: gli studi sui ritrovamenti archeologici e sulle figlie di Federico II, la storia con il padre di Flora, lo stesso rapporto della bambina con suo padre, la volontà di trovare un lavoro decente a Londra... Niente è concluso, tutto aleggia nell’aria e lì resta, senza una minima concretizzazione. È questa la vita di Costanza Macallè che si priva di tutto pur di viziare quella bimbetta paffuta che è la figlia, salvo poi pentirsene nel rendersi conto che non è proprio “cosa buona”, educativamente parlando, appellandosi alla più famosa pedagogista... Montessori, flagellami! La foto è di Yuma Martellanz.