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Per questo. Alle radici di una morte annunciata. Articoli 1999-2006

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Per intervistarlo, la giornalista scrive su un pezzo di carta l’indirizzo di una casa diroccata alla periferia di Groznyj. L’alto papavero del governo Ceceno prende il pezzo di carta, senza dire niente. A quell’indirizzo, il politico andrà a piedi, con una sporta della spesa, come se fosse uscito a comprare il pane. A questi livelli di quasi clandestinità deve arrivare il giornalismo, quello che non si riduce a essere buffoneria di corte, od organo di propaganda per la gerarchia del potere che Putin ha costruito. E chi non si allinea è allontanato, non è invitato alle conferenze stampa, riceve minacce – se non tentativi – di assassinio. Chi cerca la verità, ottiene in cambio minacce, pressioni, tentativi di corruzione. A Galina Syčeva vengono offerti centomila dollari perché convinca il figlio, Andrej Syčev, a ritirare la sua denuncia. Andrej, recluta, ha perso le gambe e i genitali per le torture subite dai “nonni” dell’esercito durante i festeggiamenti di Capodanno. In ogni modo le indagini vengono ostacolate e la Procura continua a non cercare chi fa pressioni sulle vittime. Storie ordinarie. Turko Dikaev, capo dell’amministrazione di Tsotsan-Jurt (Kurčaloj, Cecenia), tende l’orecchio al latrare dei cani affamati e li segue per scoprire i cadaveri di chi è “scomparso” durante i rastrellamenti. Ma i militari non concedono autopsie. Gli abitanti portano le ossa a Groznyj, nella piazza antistante la procura della Repubblica Cecena; passano ministri, inquirenti, ufficiali dell’FSB: non fanno una piega. Anzi: la manifestazione non è autorizzata e i manifestati sono al soldo di Maschadov. Storie ordinarie in Cecenia, Inguscezia, Dagestan, Russia…

Il 7 ottobre 2006, giorno del compleanno di Vladimir Putin, Anna Stepanovna Politkovskaja è stata assassinata nell’androne di casa. I responsabili dell’omicidio non sono mai stati trovati. Le inchieste e i reportage per la “Novaja Gazeta” sono valse alla Politkovskaja la notorietà in Occidente, così come numerose minacce di morte, un tentativo di avvelenamento e un assassinio - riuscito. In questo volume, ripubblicato da Adelphi a tredici anni dalla prima edizione italiana, sono raccolti molti articoli e interviste della giornalista, di cui alcuni postumi e incompleti. Con stile ostinato e schietto, la Politkovskaja ci rende testimonianza e partecipazione delle molte vicende oscure e drammatiche che hanno insanguinato il Caucaso, tra il ’99 e il 2006: le motivazioni propagandistiche della guerra in Cecenia, gli insabbiamenti giudiziari, le torture dei militari contro i nemici e contro le reclute russe stesse. Alcune storie sono seguite per lunghi periodi, vicende nelle quali la giornalista si è impegnata in prima persona, come quella degli anziani residenti nell’ospizio di Groznyj abbandonati per anni in condizioni miserabili dalle autorità; o quella dei terroristi del teatro Dubrovka, tra i quali uno o più infiltrati, e degli ostaggi uccisi col gas. In altre occasioni la giornalista arriva a intervistare capi terroristi, ambigui capi di Stato europei, parlamentari della Duma, informatori anonimi, offrendo al vasto pubblico resoconti dal valore inestimabile sulle verità che il regime vuole nascondere. Protagonisti delle inchieste sono gli ostaggi dei terroristi islamici, i torturati dall’esercito russo, le ragazze rapite e vendute come schiave, così come dall’altra parte i responsabili politici e materiali dei massacri e della prosecuzione della guerra, da Putin a Kadyrov fino agli agenti dell’FSB (ex KGB). Quelle raccolte in questo volume sono pagine testimoni di grande giornalismo, così come di umanità terribile.