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A questo poi ci pensiamo

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L’Italia è un paese di colline verdeggianti, città d’arte e traffico. Una giungla di veicoli strombazzanti dai quali vengono lanciati i peggiori improperi: “A stronzo”, “A testa de cazzo”, “Io t’ammazzo”. Nel traffico romano ci si inoltra, consapevoli dei rischi, come maori che affrontano i pericoli della foresta… Gli Italiani sono incapaci di dire la verità data l’incompatibilità tra questa e la gestione della vita pubblica. Fin da bambini, viene loro insegnato a farsi la propria vita senza interrogarsi sul perché degli avvenimenti ma pensando, piuttosto, a mangiare… Le stazioni, nell’epoca della circolazione delle persone, sono il luogo in cui la società dà il peggio di sé: “realtà deteriore e abominevole, luogo oscuro in cui regna sovrana LA PAURA”. Paura di essere saccheggiati, di beccarsi una cacca di piccione in testa, persino di morire. Dalle stazioni si scappa via saltando sul primo taxi: ed ecco che, da simbolo della modernità, diventano un invito a non viaggiare mai… I condomini sono il “luogo di maggiore tensione che esista nell’universo”, in cui tutti sono potenziali nemici in una guerra in cui tutti hanno ragione perché “ognuno ha la propria, esclusiva, personale, sacrosanta ragione: quello che cucina indiano e all’altro non piace, quella che sente i Bee Gees dalla mattina alla sera e quella che fa troppo silenzio e preoccupa tutti”…

A questo poi ci pensiamo è un’opera postuma dello sceneggiatore e regista italiano Mattia Torre che colleziona racconti, monologhi, dialoghi e annotazioni, sia commissionati che privati. Il risultato è una sequenza di vignette di vita quotidiana o immaginaria, in cui si alternano toni esilaranti, graffianti, malinconici o filosofici, ma accumunate da una visione critica e personale della realtà. Mattia Torre rappresenta, impietosamente e senza inibizioni, la natura pittoresca della società italiana: dall’ingovernabile caos romano, alle tragicomiche liti condominiali, all’immobilismo della politica. Immagini che fanno sorridere e riflettere, perché rappresentano una quotidianità che raramente ci fermiamo ad osservare in tutte le sfaccettature comiche o drammatiche. Lo sguardo dell’autore si allarga poi a contemplare la società moderna nelle sue tendenze universali, alle quali siamo ormai assuefatti, ma che possiamo rintracciare nei nostri comportamenti: l’individualismo, la velocità frastornante del progresso tecnologico, il consumismo e il potere persuasivo del marketing. Infine, con un ultimo colpo di zoom, l’analisi si focalizza sulla natura delle emozioni e delle relazioni umane con descrizioni, tra il serio e il faceto, della rabbia, della paura, del tradimento e dell’amicizia. La lettura è varia e ritmata, grazie all’alternarsi di registri, toni e stili narrativi, solo a tratti ostacolata da racconti grotteschi o impressionisti che danno la sensazione – forse voluta - di guardare un filmato attraverso una lente sfocata. A questo poi ci pensiamo è un viaggio nella mente creativa di un uomo capace di trasformare il vissuto quotidiano in arte.