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Qui nel mondo reale

Qui nel mondo reale

Ware ha appena iniziato a godersi l’estate. Quando ha parlato alla nonna della sua ricerca “Difendere i castelli medioevali” e del suo desiderio di costruirne uno, in scala ridotta, si capisce, per potersi meglio immedesimare in un cavaliere, lei lo ha piacevolmente sorpreso: costruiscilo pure qui, gli ha detto, sul tavolo da pranzo. Ware vive nella sua bolla, e ci sta comodo. Peccato che le bolle finiscano spesso per scoppiare. La nonna si frattura il bacino, i suoi genitori devono lavorare e lui... è troppo piccolo per rimanere da solo, per non parlare di decidere da sé che cosa fare del proprio tempo. Perché se fosse per lui, non andrebbe proprio da nessuna parte. Ware è un tipo solitario, anche se a quanto pare alla mamma questo aspetto non piace (a essere onesti, qualche volta Ware pensa che sarebbe bello condividere certi momenti con qualcuno, ma i suoi coetanei sono molto diversi da lui). Ware è una persona sensibile, anche se questo comporta una bella dose di paura e di dolore. Ormai rassegnatosi a trascorrere l’estate al centro estivo, dove dovrà impegnarsi suo malgrado a costruire “interazioni sociali significative” con i coetanei, Ware scopre una chiesa in rovina poco distante, e tra le macerie conosce Jolene. Sulle prime i rapporti non sono distesi, ma i due ragazzini sono accomunati dal fatto che quel luogo – a metà strada tra presente e passato, tra mondo reale e non reale – diventa per entrambi un rifugio. Un rifugio che si trova presto a essere in pericolo. Quali doti da cavaliere medievale possono essere utili a un ragazzino moderno?

Sara Pennypacker, acclamata scrittrice americana per ragazzi, ci consegna un’altra storia entusiasmante, ben scritta e caratterizzata da un equilibrio raro di umorismo e delicatezza. Come in Pax – uscito sempre per Rizzoli in Italia – il protagonista è un dodicenne alle prese con le prime, esitanti prove di costruzione della propria identità. Un libro sui confini – e le necessarie contaminazioni, aperture, curiosità - tra il proprio mondo interiore e quello in cui siamo chiamati a vivere, tra personalità e capacità di integrazione, ancora tra la realtà che è fuori di noi e quella che è dentro. Una storia che non mette ordine nel mondo reale, ma aiuta a immaginare scenari diversi, a notare “come la felicità poteva avvicinarsi di soppiatto e sorprenderti”. Piacerà a chi si sente fuori posto, ma qualche volta speciale, a chi si sente speciale e qualche volta fuori posto. A chi coltiva papaya o vorrebbe, a chi adora rifugiarsi tra i ruderi o sul fondo della piscina.