Salta al contenuto principale

Quichotte

Quichotte

Ismail Smile, agente di commercio di mezza età della Smile Pharmaceuticals Inc. di Atlanta, Georgia, non ha né una famiglia né una casa. La strada è la sua casa, l’automobile il suo salotto, il bagagliaio il suo guardaroba, mentre per dormire e guardare la TV - di cui è un fan scatenato - ci sono le stanze nei vari Red Roof Inns, Motel 6, Days Inns. Ismail Smile, che ha origini indiane, in realtà si chiama Ismail Ismail. Ha scelto il cognome Smile per emulare il suo facoltoso cugino, R.K. Smile, medico e imprenditore di successo, che è il titolare appunto della Smile Pharmaceuticals Inc. ed è miliardario da quando i laboratori dell’azienda hanno ideato uno spray sublinguale per la somministrazione di un analgesico a base di fentanyl rivelatosi perfetto per i dolori dei pazienti oncologici. Grazie allo strepitoso successo di questo farmaco, brevettato e commercializzato con il nome InSmile®, R.K. Smile può permettersi il lusso di far lavorare Ismail Smile - parente sì, ma agente di commercio di nessun talento - senza preoccuparsi troppo della sua scarsa produttività. Ismail, a forza di guardare programmi televisivi trash, ha sviluppato una malsana passione – diciamo anzi una furia erotica ai limiti della mania e dello stalking – per una diva televisiva, la bella Salma R., un’infatuazione che lui, in modo decisamente improprio, definisce amore e che (il particolare inquietante è proprio questo) afferma essere pienamente corrisposta. Poiché vedere le espressioni imbarazzate o divertite dei suoi interlocutori quando lui accenna alla sua relazione amorosa con Salma R. comincia a seccarlo un po’, Ismail prende la solenne decisione - durante un soggiorno al Red Roof Inn di Gallup, New Mexico - di corteggiare apertamente la diva televisiva. Per farlo però decide di crearsi un alter ego dal fascino irresistibile (o così almeno lui ritiene sarà), che battezza Quichotte. Non è forse questa l’era del Tutto-Può-Succedere?

Scintillante, ambizioso, feroce, divertente. In una parola, Quichotte (che qui va pronunciato alla francese – kishòt, come nell’inglese key-shot). Tanto per cominciare, si tratta di un meta-romanzo: ad un certo punto, infatti, scopriamo che il bizzarro Ismail Smile è una creatura letteraria di tale Sam DuChamp, scrittore di spy-stories di modesto successo che sta cercando una strada nuova. Ma poi veniamo ributtati nel plot iniziale, sebbene visto da altri punti di vista: quello di Salma R., quello di R.K. Smile. E le cose si fanno sempre più surreali. Perché il libro di Rushdie è davvero come l’ha definito Johanna Thomas-Corr sul “Guardian” “(…) una sala degli specchi letteraria”, ma anche “una storia di Donald Trump e immigrazione, di fentanyl e perdono”, come lo descrivea Jason Sheehan su “NPR”. Un viaggio – anzi, un trip – nella cultura pop americana (come l’hidalgo di Cervantes si era riempito la testa di poemi cavallereschi, così questo Quichotte è cresciuto a latte, cereali e programmi televisivi trash) in cui si citano Law & Order, Oprah e i talent show culinari, ma anche un esperimento di realismo magico in salsa indiana anziché sudamericana. Rushdie qui fa critica sociale, fa satira, è arguto e spietato ma alla cultura di massa – mentre la deride – riserva un sorriso bonario. Di nascosto, d’accordo: ma lo abbiamo visto tutti.