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Racconti

Racconti

A cena dalla vecchia signora Florence Green. Nonostante sia su di giri, si ha l’impressione che l’elegante e ricca ottantunenne eluda il problema della vita e voglia farsi credere più infelice di quello che è. Ha un Club di soli uomini che si riuniscono per recitare e ascoltare poesie in sua lode. Per entrarci occorre comporre una poesia che lei unirà al mucchio che già porta sempre con sé dentro una borsa. Alla cena partecipano Kathleen, una ragazza nuova e prosperosa e Baskerville, che frequenta la Scuola per Scrittori di Westpoint nel Connecticut per diventare uno scrittore famoso e che per questo prende forsennatamente appunti per il suo romanzo L’esercito dei ragazzi. Intanto si discute se le divagazioni siano letteratura o meno. Secondo Baskeville, “lo scopo della letteratura è invece la creazione di uno strano oggetto coperto di pelo che vi spezza il cuore”. La cena prosegue, mentre il bagno al piano di sopra continua a perdere. Intanto Florence, che vorrebbe andare in qualche posto dove tutto sia diverso, non viene presa sul serio. Perché: come si può prendere sul serio una con trecento milioni di dollari?… Fuori dalla scuola c’erano tutti quei bambini a piantare alberi, una trentina, e ora tutti gli alberi sono morti. Una cosa molto triste da vedere e spiegabile solo col fatto che, o il terreno aveva qualcosa che non andava, o giù al vivaio hanno venduto roba scarta. Poi è successo il fatto dei serpenti ritrovati morti durante i giorni di sciopero. Dopo i serpenti è toccato agli orti coltivati dai bambini, ai topolini e ai gerbilli, alle salamandre. Non ha stupito invece il fatto che siano morti i pesci tropicali, perché quelli sono così tanti che basta guardarli e te li ritrovi a pancia insù. Ma dopo è successo che è morto anche l’orfano coreano adottato a distanza e, quando anche alcuni genitori sono mancanti, i bambini hanno cominciato a pensare che la scuola avesse qualcosa che non va e hanno cominciato a chiedersi: è la morte che dà un senso alla vita? E non è bastato rispondere che è la vita a dare senso alla vita, perché loro hanno domandato: “Ma la morte, considerata come riferimento fondamentale, non è forse il mezzo grazie al quale la prevedibile futilità del vivere quotidiano si può trascendere in direzione di”…

Nel 1963 esce V., il primo romanzo di Thomas Pynchon. L’anno successivo Donald Barthelme pubblica la sua raccolta di racconti Ritorna, dottor Caligari. È iniziata l’era degli scrittori postmoderni ai quali si aggiungeranno Joseph Heller, William Gaddis, John Bart, Robert Coover. Dal 1964 e fino al 1989, anno della sua morte per un tumore, la produzione di Barthelme non conosce sosta, rendendolo uno dei portavoce della scena della narrativa breve anglosassone. Difficile raccontare le trame di questi racconti, che spiazzano il lettore e cambiano improvvisamente direzione. Come sostiene George Saunders, lo scopo è quello di sfidare il lettore il quale, appena intuito lo schema di un racconto, verrà portato fuori per un nuovo giro e una nuova corsa in compagnia dello scrittore stesso in quello che Saunders definisce il “modello sidecar” della lettura: “scrittore e lettore fianco a fianco, che piegano insieme in curva, e il piacere deriva dalla reciprocità e dalla simultaneità dell’esperienza”. Si prenda a modello, per quanto detto, il racconto intitolato La scuola, contenuto nella raccolta Dilettanti che chiude questo compendio delle opere brevi di Barthelme e preceduta dalle raccolte Ritorna, dottor Caligari sopra menzionata, Atti innaturali, pratiche innominabili e La vita in città. Lo scopo è presto detto e persino semplice da immaginare ma, proprio per questo, difficile da realizzare se non si è bravi, o meglio, grandi scrittori. I più maturi ricorderanno le macchinine Hot Wheels che giravano dentro una pista e che prendevano velocità a ogni passaggio dentro la stazione di servizio. Di nuovo, come sostiene Saunders: “un racconto può essere inteso come una serie di piccole stazioni di servizio. L’obbiettivo principale è far compiere al lettore un giro di pista; cioè farlo arrivare alla fine della storia. Qualsiasi altro piacere che una storia può offrire (tema, personaggi, morale edificante) dipende da questo”.