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Racconti londinesi

Racconti londinesi

Quando entra per la prima volta in quella casa – portata da Debbie, che l’ha trovata sola e sperduta in piedi sulla banchina della stazione di Waterloo, a mezzanotte della sera in cui è arrivata da sola da Londra – Julie è sciocca e innocente, e non conosce il prezzo delle cose. Non sa quanto si debba sempre pagare, nella vita. È proprio questo ciò che le insegna Debbie, anche se in realtà lei non si fa pagare mai nulla dall’amica. Ma ora è arrivato il momento di andarsene. Senza far rumore, Julie attraversa la stanza, esce sul pianerottolo e si ferma ad aspettare l’ascensore. Controlla la borsa di plastica che da tempo tiene infilata sotto il letto. Dentro ci sono una torcia elettrica, dello spago, assorbenti igienici, un asciugamano, un cardigan e alcune paia di slip, una vecchia camicetta di Debbie che Julie ha tagliato in modo da creare una specie di fodera... Sono tutti seduti su sedie di metallo, dure e scivolose, quelle che in genere vengono accatastate le une sulle altre. La loro attenzione è rivolta alla donna seduta dietro il banco dell’accettazione: una giovane formosa, con gli occhi color viola pioggia e una targhetta sul camice che la identifica come infermiera Doolan. La donna pare non interessarsi ai pazienti arrivati in pronto soccorso: ha già ordinatamente raccolto tutti i nomi, gli indirizzi e i disturbi accusati sugli appositi moduli. Quando a voce alta chiama un cognome, un uomo vicino alla settantina, con al piede una ciabatta di pelle rossa, si solleva appoggiandosi a un bastone e si incammina verso la porta, attento a non scivolare... Il ristorante è frequentato principalmente da autori, agenti ed editori. È mezzogiorno e la gente arriva per pranzo. Sedute da sole a uno dei tavoli più richiesti, ci sono due donne anziane. Indossano abiti eleganti e hanno tutta una serie di fronzoli – orecchini, collane, sciarpe – tanto da sembrare attrici. Stanno sedute in diagonale, nel tavolo apparecchiato per tre, e rifiutano un aperitivo, preferendo invece due sherry, molto secchi. Quando finalmente arriva il loro ospite – un uomo piuttosto giovane dallo sguardo carico d’apprensione – si siede loro accanto, si porta indietro i capelli con una mano e chiede champagne al cameriere...

Diciotto racconti, altrettante diapositive che raccontano la Londra degli anni Ottanta del secolo scorso. Istantanee capaci di ritrarre con assoluta perfezione, fatta di semplicità e poesia, il cuore più nascosto dell’Inghilterra e degli inglesi, che si affianca all’immagine pubblica e più distante della terra e dei suoi abitanti. Doris Lessing – immensa autrice nata in Iran, vissuta fino ai trent’anni in Rhodesia e poi approdata definitivamente nel Regno Unito – offre al lettore una sorta di raccolta di mini guide, itinerari che raccontano una metropoli multiculturale, abitata da un microcosmo eterogeneo: coppie appena nate e già devastate dalle incomprensioni e dalla crisi, immigrati in cerca del proprio centro, donne abbandonate e ferite, altre che lottano contro il sentimento, inutile, della gelosia. Sono l’amore, la solitudine, l’appartenenza a un nucleo familiare, il dolore del fallimento i sentimenti che si leggono tra le righe delle tracce che conducono il lettore al fianco di personaggi semplici, ordinari e proprio per questo decisamente straordinari, spesso in lotta con loro stessi e con il mondo. Un tuffo nella parte più intima dei londinesi, mentre la città si fa cornice di un viaggio tra i segreti dell’esistenza, che spinge il lettore a guardare anche dentro sé e a interrogarsi. Della capitale inglese si hanno solo rapide descrizioni e la città stessa si fa spettatrice della transitorietà del vivere, mentre lo sguardo della Lessing tocca punte di intenso lirismo quando mostra di confidare sul mondo dei bambini, le figure più fragili e indifese che, imitando atteggiamenti e modi degli adulti, sono alla ricerca del loro posto del mondo. Una lettura che esce da stereotipi e cliché legati alla capitale del Regno Unito e restituisce immagini originali, intense, profonde e universali, sulle quali riflettere.