Suffregette City di David Bowie sta passando alla radio. L’undicenne Tijan ascolta la canzone quando, tutto a un tratto, un’esplosione dilania le tende della sua casa di Sarajevo. Insieme al fratellino e ai suoi genitori, si rifugia nella cantina sotto al loro palazzone, non prima di aver aiutato i vicini più anziani a scendere le scale. Uno di loro, addirittura, è ancora in accappatoio, tutto tremante ma profumato di shampoo fresco. Gli abitanti del condominio si stringono gli uni accanto agli altri, cercando di fare spazio a tutti e chiedendosi cosa stia succedendo finché teta Marija, la pensionata dell’appartamento sotto a quello della famiglia di Tijan, ha il coraggio di pronunciare ad alta voce le parole che tutti stanno pensando: “È scoppiata la guerra”. Ogni detonazione fa trasalire il gruppo di sfollati fino a quando non decidono di tornarsene a dormire nelle proprie case. I vecchi sono già sopravvissuti a una guerra (“Che Dio ci provi a fottermi” è la chiosa dell’anziano cieco Mihajlo), decidendo all’unanimità che in cantina, visto il poco spazio disponibile, debbano rimanere a dormire solo i bambini. A Tijan, suo fratello minore e Sanela del primo piano non resta che cercare, per quanto possibile, di trovare il sonno sul cemento incrostato del pavimento. Radio Sarajevo, al mattino, annuncia che il cerchio d’assedio intorno alla città è stato chiuso durante la notte e che i combattimenti non sono ancora finiti. Ma, in fondo, sono anni che in Bosnia si respira un’aria pesante: lo scoppio definitivo della guerra era ormai inevitabile. Il padre di Tijan, però, la pensa diversamente e tenta di rassicurare suo figlio, giurandogli che i bombardamenti del giorno precedente sono un errore umano, che chi li ha provocati se ne è già pentito e che non accadrà più. Bastano pochi momenti, però, per far scoprire al piccolo Tijan che non sempre i giuramenti e le promesse degli adulti sono reali…

Tijan Sila è nato a Sarajevo, in Bosnia, nel 1981 ed è riconosciuto come una dei più importanti autori contemporanei della letteratura tedesca – lingua che ha appreso dopo la fuga dalla guerra – e l’assegnazione del premio Ingeborg Bergman nel 2024 ne è la conferma. Radio Sarajevo, pubblicato in Germania nel 2023 e approdato in Italia dopo due anni è il suo primo romanzo tradotto in italiano e, decisamente, risulta impossibile non apprezzarne per intero contenuto e forma. Si tratta, probabilmente, del romanzo più intimo di Sila, dal momento che racconta l’esperienza della guerra vissuta dal giovane autore allora undicenne. È un testo onesto, a tratti crudo, ma estremamente reale, ma che non manca di momenti comici seppur nella loro tragicità. Attraverso le parole dell’autore è possibile rivivere la storia di un Paese diviso tra religioni diverse, partiti politici contrapposti, fazioni ed etnie ostili tra di loro che, come spesso accade, finiscono per combattersi a vicenda invece di tentare di mantenere un seppur fragile equilibrio. Le avventure del giovane Tijan e dei suoi compagni (una sintesi più o meno reale dei bambini che popolavano davvero il quartiere d’infanzia dell’autore) trascinano il lettore in un mondo completamente diverso da quello in cui ha la fortuna di vivere, eppure estremamente vicino sia geograficamente che temporalmente. Un mondo in cui i vecchi imprecano in maniera estremamente buffa, i genitori e li insegnanti picchiano i propri figli e studenti perché è quello il modo convenzionale per inculcare loro la giusta educazione, e i ragazzini si ritrovano a barattare qualsiasi cosa capiti loro sottomano per racimolare qualche spiccio per acquistare una bibita gasata. Eppure, nonostante tutto, ciò che resta dopo la conclusione di questo libro è la voglia di vivere, o sopravvivere, di superare i traumi e di riappropriarsi della propria esistenza rinascendo dalle ceneri e dalle macerie di una città e di un Paese quasi completamente rasi al suolo. Che, visto l’attuale periodo storico, non è un messaggio da poco.
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