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Ragazzi selvaggi

Ragazzi selvaggi

Maggio 1997. Luca, quasi quattordici anni, fa il conto alla rovescia dei giorni che lo separano dalla fine della terza media: i suoi compagni di classe lo odiano e andare a scuola è una sofferenza; i suoi genitori sono all’oscuro di tutto perché ha sempre cercato di tenerli fuori dai problemi che ha con gli altri. Le uniche cose che lo aiutano ad andare avanti sono la sua amicizia con Marika e il suo grande segreto, nascosto al sicuro nell’ultimo cassetto in basso a destra della sua scrivania. Loro - Massimo, Alberto, Mirco e Lorenzo - sono i selvaggi della terza media, quelli che si muovono in gruppo e si comportano come i padroni della scuola, quelli contro cui nessuno ha il coraggio di mettersi; se la prendono con i deboli e contano i giorni che li separano dallo scherzo di fine anno, l’evento che li farà passare alla storia e li farà ricordare anche dopo la fine della scuola. Mattia, prima media, è troppo alto, troppo magro e quando si emoziona o si agita le erre si rifiutano di uscire dalla sua bocca. Per questo loro lo hanno classificato come sfigato e Lorenzo in particolare lo prende di mira, estorcendogli sistematicamente la paghetta. Luca sopravvive ai ragazzi selvaggi cercando di rendersi invisibile: si espone e parla poco. Mattia sopravvive evitando lo scontro ma matura la convinzione di non dovergliela lasciare vinta. Loro, spronati da un ragazzo più grande - Damiano - hanno un pensiero fisso, quasi un’ossessione: lasciare il segno entro la fine dell’anno scolastico. Come? Con uno scherzo terribile, indimenticabile...

Le ultime indagini Istat sul fenomeno del bullismo (2019 e 2020) forniscono un quadro inquietante e fanno capire come sia urgente parlarne e portare da una parte le vittime a chiedere aiuto dall’altra i carnefici a comprendere le conseguenze che possono avere i loro atti. Ma come farlo? Ragazzi selvaggi è un romanzo dalla matrice autobiografica che ben si presta ad approcciare il tema, sia in ambito scolastico che non. Il romanzo ci trasporta negli anni ‘90, in un piccolo paese adagiato lungo le rive del Po appena fuori Mantova. Al centro del racconto il bullismo, quello di 25 anni fa, ed uno scherzo crudele che si trasforma in tragedia. Una vicenda vera e indigesta raccontata attraverso tre punti di vista: “io” ovvero Luca, alter ego dell’autore, uno studente di terza media che da anni subisce atti di bullismo; “lui” ovvero Mattia, un ragazzino di prima media a suo volta vittima di bullismo ma che trova il coraggio di ribellarsi ; “loro” ovvero il gruppo dei bulli che non conoscono limiti, non pensano alle conseguenze dei loro gesti, né alla sofferenza che provocano. Il primo - Luca - vive la sua disperazione nell’indifferenza dei compagni di classe; il secondo - Mattia - trova nell’amica Clara e nei compagni un gruppo che si stringe attorno a lui per difenderlo; gli ultimi - i bulli - hanno un solo obiettivo: ideare un memorabile scherzo di fine anno, per far ricordare i propri nomi tra le mura della scuola anche quando saranno alle superiori. Agghiacciante l’assenza degli adulti, genitori ed insegnanti, che non capiscono né il disagio e la pericolosità dei figli/studenti né la gravità di quanto stia succedendo, perché i bulli agiscono nell’ombra e contano sul silenzio delle vittime. Mentre il lettore si immedesima, si intristisce, si arrabbia e segue i fatti col fiato sospeso ed una, tante strette al cuore. In un romanzo che fa riflettere non solo i ragazzi, ma anche i loro genitori.

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