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Raggi di luna

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Avrebbero potuto scegliere, per quanto riguarda la loro luna di miele, tra diversi altri luoghi – la casa di Violet Melrose a Versailles, la villa della zia di lui a Montecarlo, per esempio – ma alla fine hanno optato per il lago di Como, dove lui in quel momento potrebbe tollerare persino il cinguettio di un usignolo. La sera di primavera li attira nel suo abbraccio profondo. Le onde del lago si fanno sempre più profonde, mentre la luna, alta sopra le montagne, passa dal color oro al bianco e, nello stesso momento, le luci della città si spengono e lasciano la costa in una oscurità che pare fluttuare. Susy esprime a voce alta il suo pensiero: ritiene che debbano farlo durare almeno un anno. Sì, sta parlando del loro matrimonio, quello tra lei e Lansing; quell’unione tra le loro vite che, entrambi lo hanno intuito fin da subito, sta portando loro un piacere immediato, una armonia tanto profonda che, almeno Susy, mai avrebbe immaginato possibile. Si sono conosciuti durante una delle cene che Fred Gillow e sua moglie cercano di far passare come letterarie: il giovane Lansing le si è seduto accanto. Qualcuno le ha detto che quel giovanotto scrive e Susy ha pensato fin da subito che, anche se è evidente che quell’uomo difficilmente potrà offrirle qualcosa che vada oltre una barchetta a remi, lei preferisce di gran lunga sposare un tipo del genere, piuttosto che possedere un panfilo a vapore. Susy ha intuito immediatamente che Nick Lansing è povero come di più non si può immaginare e socievole come di più non si può essere. La sua amica Ursula – è il suo l’abito che Susy indossa la sera del suo primo incontro con colui che diventerà poi suo marito – le rinfaccia singhiozzando di essersi messa in mezzo tra lei e Nick che, prima, aveva mostrato un sincero interesse nei suoi confronti. Allora Susy la rassicura, promettendole che cercherà di vederlo il meno possibile; poi, il giorno dopo, indossa il suo cappellino più grazioso e si reca all’alloggio di Nick. È certa di trovarlo in casa: si sta occupando di un noioso lavoro di compilazione di un’enciclopedia e al momento è impegnato con le parole che vanno dalla V alla Z…

Edith Wharton – scrittrice e poetessa statunitense, premio Pulitzer 1921 per il romanzo L’età dell’innocenza – racconta la vicenda di due giovani e di un singolare patto: far durare il loro matrimonio un anno, il tempo necessario per utilizzare il denaro ricevuto come dono di nozze e per sfruttare la generosità degli amici, facendosi ospitare, a rotazione, nelle loro lussuose ville. Trascorso questo periodo, appena uno dei due troverà qualcosa di meglio, potrà ritenersi libero dal vincolo matrimoniale e vivere la nuova avventura. I due hanno le idee piuttosto chiare e, fin da molto giovani, “sapevano che cosa avesse valore ai loro occhi e per quale motivo.” Susy vuole conquistare finalmente un ruolo in quell’alta società che frequenta ma alla quale sa benissimo di non appartenere. Nick, da parte sua, vuole difendere la giovane donna dal futuro e dai compromessi a cui, inevitabilmente, uno spirito delicato come il suo sarà costretta a scendere. La Wharton tratteggia, con la penna delicata ma decisa che da sempre la caratterizza, le ipocrisie nascoste dietro la facciata apparentemente luccicante di quella società borghese cui lei stessa appartiene. Si tratta di una realtà in cui ciò che conta davvero è l’apparire, mentre ricchezza e posizione sociale sono le uniche merci di scambio che abbiano un reale peso. Una volta ancora l’autrice mostra la sua abilità nello scavare tra le pieghe più nascoste dell’animo e nel mettere in luce la falsità e la doppiezza di certi comportamenti, regolati unicamente da convenzioni sociali aride e vacue. Una storia interessante, una lettura piacevole che rivela la voce attenta e ancora modernissima di un’autrice estremamente acuta.