Salta al contenuto principale

Randagi

randagi

Nella famiglia Benati, pisana, residente in via Roma, c’è sempre stata una certa tendenza a scomparire per un po’ di tempo. Era successo nel 1936, durante la battaglia di Gunu Gadu, in Etiopia, quando Furio (detto il Maggiore) aveva fatto perdere le proprie tracce per poi ricomparire a Pisa. Ed era accaduto anche nel 1988, quando Berto, figlio di Furio e marito di Tiziana, si era eclissato durante il tour promozionale di un farmaco, risbucando fuori quattro settimane dopo, senza un mignolo. Date queste premesse, i destini di Tommaso e Pietro, figli di Berto e Tiziana, sembrano essere segnati. In attesa del loro compimento, i due giovani crescono. Tommaso (T per Pietro) è quel tipo di persona alla quale riesce tutto facile, dallo sport - è titolare nella Primavera e nella prima squadra del Pisa - allo studio (liceo classico Galilei e Scuola Normale), alle relazioni sociali. Pietro (Bombolo per Tommaso) sembra invece avere un’unica passione: quella per la musica, ed è avulso da qualsiasi relazione con l’altro sesso, a differenza di suo fratello maggiore, verso cui tuttavia non nutre nemmeno un briciolo di invidia. Nonostante le divergenze, i due Benati sono legati indissolubilmente, finché Tommaso vince un dottorato in Mechanical Engineering alla Columbia Univeristy di New York, decidendo di cogliere l’occasione…

Randagi è un romanzo generazionale per tre ragioni. In primo luogo perché percorre le cronache di tre diverse generazioni, mettendone a confronto similitudini e differenze. In secondo luogo, perché accompagna la crescita di Pietro e di Tommaso da una generazione all’altra (durante un’ipotetica spiegazione, il prof di italiano lo avrebbe definito un bildungsroman). In terzo luogo, perché le vicende narrate si rivolgono primariamente alla Generazione Y (e agli ultimi nati della X). A queste, in senso lato, è affibbiata la definizione di “randagi”, poiché vagano senza avere né meta né direzione, e raccolgono e portano con sé quanto gli accade lungo il loro percorso. Ambientato principalmente tra Madrid e Pisa (due luoghi dell’anima dell’autore, Marco Amerighi), Randagi esprime il senso di perdizione e di disorientamento di Pietro, Tommaso, Dora e Laurent ed evidenzia le loro fragilità e incertezze, che poi sono le stesse della coorte di nati tra il 1975 e il 2000: il senso di impotenza di fronte alla vita, l’indecisione davanti a un bivio, lo scoramento verso il futuro e la totale mancanza di adesione al presente. Questi sentimenti e stati d’animo trovano il loro habitat all’interno di una trama eccellente, che si dipana dolcemente pagina dopo pagina, non lasciando nulla al caso né rivelandosi mai pesante o ridondante. Merito, questo, della scrittura calibrata, misurata e minuziosa di Amerighi, al suo terzo romanzo dopo Le nostre ore contate (2018) e Andate tutti affanculo (2019, ghost dell’autobiografia del gruppo Zen Circus). Con un lavoro certosino, frutto di ricerche (su Pisa) e di rievocazioni (gli attentati di Madrid dell’11 marzo 2004), Amerighi costruisce un piccolo capolavoro che imprime nero su bianco i disagi di un’intera generazione.

LEGGI L’INTERVISTA A MARCO AMERIGHI