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Re e regine di Babele

Re e regine di Babele

Un cervo bianco spinge il principe Nimrod e il suo seguito di cacciatori verso lande desolate e mai esplorate, luoghi lontani che nessuno di loro ha mai attraversato. Da lì il fiero animale li conduce verso una scogliera a due passi dal mare e circondata da nuvole, per poi sparire improvvisamente. La curiosità e la voglia di catturare quel bellissimo cervo fa inerpicare il gruppo a cavallo tra boschi e sentieri mai battuti, fino a raggiungere un vecchio eremita che in quel luogo abita. L’uomo offre una scodella di latte al principe e gli regala una profezia: “Se rinunci ad uccidere il cervo bianco, sarai un grande re”. Nimrod è affascinato da quel luogo e scopre che racchiude un tesoro inaspettato: sorgenti, selvaggina e tutto quello che serve per creare una città ospitale. O meglio il suo palazzo reale. Predispone tutto e impartisce gli ordini necessari ad iniziare la costruzione di una torre ineguagliabile, mai concepita da mente umana. Giungono carpentieri, muratori e tutti gli altri lavoratori necessari a dare vita ai suoi sogni, ognuno con il suo bagaglio di conoscenze e con la propria lingua. Ci vuole poco a creare una comunità fatta di tanti idiomi e a dare il nome di “Babele” a un progetto che non sarà dimenticato facilmente. Un’opera così maestosa che non potrà essere terminata in poco tempo e che vedrà nascere, crescere e morire re e regine, disposti a tutto pur di vedere la sua costruzione…

François Place dimostra la sua grande capacità di raccontare storie fantastiche in questo bellissimo volume, in cui la magia permea una narrazione storica quasi verosimile, fatta di re e regine dal carattere a volte superbo, volubile o iracondo, come la tradizione del genere necessita. L’autore non usa solo le parole per rapire l’affascinato lettore ma anche, e soprattutto, delle illustrazioni visivamente ed emotivamente perfette nei loro dettagli, in grado di condurre in un mondo “altro”. Basti, ad esempio, guardare la tavola in cui si narra la sepoltura del principe Nimrod e della sua amata Zelia: si percepisce chiaramente il lutto di un intero popolo grazie alla scelta dei colori freddi, tendenti al grigio, illuminati soltanto dal “disco scintillante della luna” che aggiunge poesia all’episodio raccontato. La cura nei dettagli, poi, è l’elemento di pregio. Ci si ferma ad osservare quella piccola catasta di legna o le maestranze al lavoro tra gli stretti cunicoli sotto la torre. Proprio per questo ci si deve concedere del tempo per leggere questo volume, anche, perché no, insieme ai propri figli. Sfogliare velocemente o distrattamente ogni pagina, infatti, non solo non darebbe il giusto valore alle illustrazioni di Place, ma non permetterebbe di apprezzare al meglio una storia che vale la pena invece di centellinare.