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Reato di fuga

Reato di fuga

Il padre di Sébastien ha insolitamente fretta. Non perde nemmeno tempo a litigare con la madre, da cui è separato. Ogni due settimane sempre il solito rituale: passa con il suo fuoristrada a prendere Sébastien e lo porta con sé per il weekend. Il traffico è intasato e così decide di passare per la statale, ma non è una buona idea spingere la macchina sopra i 100 chilometri orari... Loïc ha diciotto anni. Suo padre è morto in guerra. È lui che si prende cura della madre, va a scuola e il pomeriggio lavora in una fattoria per racimolare qualche spicciolo. E in più accompagna anche la madre alle cene. Ma a questa lui non vuole proprio andare, perché la gente che li ha invitati non gli è molto simpatica...

Sono tanti i modi in cui due destini si incrociano: una strada sbagliata, un bar o addirittura un viaggio. E cosa dire di un incidente stradale? È sbagliato cominciare un rapporto, di qualunque tipo esso sia, se questo nasce da una tragedia per una persona e da una colpa per l’altra? Christophe Léon indaga su questi interrogativi esistenziali profondi con una storia semplice, forse troppo, tutta giocata all’interno dell’animo di due adolescenti, Sébastien e Loïc. Sono due punti di vista diversi, rispettivamente in prima e in seconda persona, e fanno risaltare quel bizzarro paradosso che si ha quando di maturità ne hanno più i ragazzi che gli adulti. Sebbene mosso da nobili intenti, il romanzo lascia a tratti a desiderare sui contenuti ed è oscuro nel finale, quando - dopo aver per tutto il libro affermato e confermato un fatto - sembra in una riga cambiare completamente prospettiva. Comunque Reato di fuga è un romanzo che vale la pena leggere, perché può insegnare moltissime cose: specialmente agli adulti.