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Redenzione

In un’estate particolarmente afosa a Volterra – tranquilla, quasi desolata cittadina toscana – una mattina viene trovata una donna morta. Il commissario Nardi si reca sul luogo del ritrovamento del cadavere per iniziare le indagini, con la speranza che questo caso sia di semplice risoluzione, con chiari indizi di incidente o di suicidio. Ma la situazione è molto più complessa del previsto. Nel frattempo Giorgia arriva a Volterra dove risiede, come ogni anno, per un mese nella casa che ha affittato per le vacanze. È una donna sola, il suo compagno l’ha lasciata e suo padre non si è mai ripreso dalla morte della moglie, un dolore che ha profondamente segnato anche la vita di Giorgia. Inoltre nel suo passato c’è lo spettro di una malattia da cui non è mai riuscita a guarire del tutto: l’anoressia. Un giorno incontra Malina, una donna da poco tornata a vivere a Volterra, sua città madre, con cui da subito avverte un forte legame di amicizia. Giorgia scopre di avere molte cose in comune con quella donna, tra cui proprio la ferita dell’anoressia, di cui per la prima volta si sente libera di parlare senza essere giudicata. Ma una notte anche lei scompare: il suo caso è parallelo a quello della donna trovata morta? Il commissario Nardi continua ad indagare…

Redenzione è un romanzo in cui si possono trovare gli elementi tipici di un noir: un cadavere, un commissario annoiato e un paese che sebbene sembri tranquillo porta con sé i fantasmi del passato. È Volterra la vera protagonista del romanzo, sia nel presente che nel passato – in flashback si racconta la storia di Rita, una giovane donna internata nel famoso manicomio presente in questa zona alla fine del 1964. Rita, Gloria e Malina. Tutte ugualmente protagoniste poiché legate da uno stesso denominatore comune: l’anoressia come espressione di un disagio sociale oltre che psicologico. La malattia è spiegata come violenza alla vita, come privazione di piacere e desideri che rendono l’essere umano debole e perciò incontrollabile: “Più togli la vita, meno vivi e meno muori, perché puoi morire soltanto se sei vivo”. L’anoressia è uno strumento usato per proteggersi dal mondo e che porta a cancellarsi e a gridare al tempo stesso la propria presenza; è una difesa che si esprime nel controllo ossessivo del proprio cibo, per sentirsi così onnipotenti. È una redenzione dal voler vivere. Chiara Marchelli affida l’indagine al simpatico commissario Nardi, le cui avventure con ogni probabilità continueranno.