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The returned

thereturned

Al telegiornale stanno parlando di Edmund Blithe, il primo dei Redivivi, e di come la sua esistenza sia cambiata ora che è di nuovo vivo. Sullo schermo si vedono dimostranti con i pugni alzati e le bocche urlanti; cartelli in aria e soldati armati e fermi in posizione statuaria. Sullo sfondo c’è la villetta bifamiliare di Edmund Blithe, con le tende tirate. Tutto ciò che si sa è che lui è dentro. Intanto, Harold Hargrave apre la porta di casa e si trova davanti un uomo dalla pelle scura vestito con un abito formale. Harold si tiene una mano sulla fronte, come se si trattasse di una visiera, mentre l’uomo dalla pelle scura e il bambino che questi tiene per mano sono due sagome stagliate contro uno sfondo un po’ verde e un po’ azzurro, fatto di foglie e cielo. Il bimbo è piccolo. Avrà otto o nove anni. È pallido e ha le lentiggini. Indossa una maglietta che sembra arrivare da qualche anno prima e un paio di jeans. Ha negli occhi un’espressione di infinito sollievo. Guarda con attenzione Harold, l’uomo immobile sulla soglia della porta, e lo interroga con un indovinello, uno di quelli che entrambi ricordano molto bene. Poi lo abbraccia per la vita e lo chiama con il nome che da tempo non gli era più concesso pronunciare: papà. Harold si accascia contro lo stipite e accarezza la testa del figlio - morto il 15 agosto 1966, il giorno del suo ottavo compleanno, e ora ritornato - con un istinto paterno del quale aveva molta nostalgia. Sua moglie, Lucille, stacca finalmente gli occhi dal televisore, come se una strana premonizione la attraversasse. Guarda verso la porta, mette a fuoco la scena e, per fortuna, è ancora piuttosto vicina al divano, che riesce a fermare la sua caduta quando sviene. Più volte, negli anni, Harold e Lucille si sono interrogati su cosa avrebbero fatto se Jacob fosse tornato, come Redivivo. Lucille, in particolare, è convinta che coloro che ritornano non siano esseri umani, ma diavoli…

I Redivivi, i morti che ritornano e vorrebbero riprendere il loro percorso sulla terra esattamente dove lo avevano lasciato, non sono mostri né zombie. Non è una storia di orrore quella cui ci si imbatte sfogliando le pagine del lavoro d’esordio di Jason Mott, scrittore e poeta americano che ha fatto precedere il romanzo da tre brevi prequel, nei quali altrettanti casi singoli di morti che tornano ad abitare la terra vengono raccontati. La storia affronta il tema delle seconde possibilità, intese sia per chi è morto all’improvviso e ha dovuto interrompere la propria esperienza terrena, sia per chi ha subito la perdita e ha impiegato tempo per metabolizzarla. Il ritorno dei Redivivi sconvolge equilibri riconquistati faticosamente, spinge a tracciare nuovi percorsi e a ridefinire nuovi rapporti. L’interrogativo, che inevitabilmente si prospetta al lettore che affronta la lettura della storia di Mott, riguarda quanto davvero valga la pena tornare in contatto con qualcuno che non c’è più e alla cui assenza, attraverso un percorso faticoso e doloroso, ci si è ormai adattati. Pagine delicate che non si occupano della questione da un punto di vista scientifico, ma ne vanno a scoprire i risvolti psicologici più profondi; una trama che si concentra sulle reazioni di Stato, Chiesa e gente comune di fronte a un evento tanto straordinario da sembrare paradossale; una profonda e attenta analisi del valore della vita e della morte, specie quella improvvisa che spezza legami senza lasciare il tempo di un giusto commiato. Mott ha più volte rivelato che il libro nasce da una perdita, una relazione irrisolta vissuta in prima persona dall’autore stesso, che si serve delle pagine per concedersi il perdono di cui sente il bisogno. Una lettura che diventa quindi terapeutica, per lo scrittore in primis, ma anche per ogni lettore, alla continua ricerca di risposte relative a quel meraviglioso e d enigmatico mistero che è la vita. Dal libro è stata tratta la serie televisiva statunitense Resurrection, due stagioni datate 2014 e 2015 ideate e dirette da Aaron Zelman e interpretate da Omar Epps, Frances Fisher, Kurtwood Smith, Matt Craven, Devin Kelley, Samaire Armstrong, Sam Hazeldine e Mark Hildreth.