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C’è un quartiere nel cuore di Roma, Testaccio, del quale uno scrittore si incarica di tenere in vita la memoria ricordando, assieme ad altri amici residenti, ricordi di persone e avvenimenti particolari… Come l’episodio in cui tre amici escono malconci da un incidente stradale. Dopo essersi schiantati contro un palo posto lungo la via Tiburtina, a lui viene ricucita la lingua che i denti hanno quasi mozzato quando la bocca si è richiusa di scatto senza darle il tempo di rientrare in gola. Portaluce il poeta, invece, ci ha rimesso quasi tutta la dentatura e Volume si è procurato una ferita alla testa per aver urtato il parabrezza. Temporaneamente impossibilitati ad unire le loro voci a quelle che animano la vita del quartiere, decidono di far rientro senza fretta. Allungano il percorso e si fermando a visitare la chiesa sconsacrata di San Cipriesco, sulla parete interna delle quali il vecchio compare Michele Battiscopa aveva affrescato il ciclo delle Quattro Notti Mai Successe in Successione… Lo scrittore riporta poi alla memoria degli amici il ricordo di Giulio il guastafoto, ovvero di colui che tutte le mattine, alla solita ora, percorreva in bicicletta un tragitto che lo portava a costeggiare quel monumento del quartiere che è celebre in tutto il mondo, restando improvvidamente impresso nelle foto scattate dai turisti. La sua impresa, pur involontaria, lo aveva reso a sua volta famoso in ogni angolo del pianeta… Come pure quello del giorno in cui nel rione venne ad abitare da Milano un artista statunitense di nome Victor, il quale aveva avuto l’ardire di lasciare la propria vettura ferma in mezzo alla strada per quattro giorni di seguito. Immobile con in piedi piantati per terra, la mano appoggiata sullo sportello aperto della macchina, questi sosteneva che la sua era un’opera d’arte intitolata “Aspettando il parcheggio”… .

Paolo Morelli, classe 1951, è uno dei rari scrittori che, attraverso la narrazione di fatti minimi e caratteristici di un microcosmo ambientale, riesce a concepire un libro divertente e palpitante che entra nel novero della narrativa di qualità degli ultimi tempi. Mediante la raccolta di una dozzina di racconti ambientati nel quartiere Testaccio di Roma, dove l’autore vive da quarantacinque anni, in questa nuova opera egli ricostruisce l’affascinante affresco corale del rione abitato da un iconico e bizzarro campionario umano. Si tratta di personaggi stravaganti e bizzarri avvolti da un’atmosfera di fantasiosa sospensione temporale scandita dal rintocco vociante di storie evocate, nella quale egli rappresenta con efficacia pittoresca e caricaturale la loro commedia umana. Una commedia in cui essi interpretano, attraverso la sequenza dei racconti, vicende a metà strada tra il paradosso e la realtà e che generano una conicità ancestrale, che sembra rinnovarsi dall’età classica a quella contemporanea senza alcuna soluzione di continuità. La rappresentazione delle vicende del quartiere non può che appassionare il lettore, come pure l’ironia beffarda e la brillantezza della scrittura, contraddistinta da una qualità stilistica che si ibrida con naturalezza quasi inconsapevole tra antico e moderno concedendogli l’opportunità di un divertimento che è colto e arguto, ma non artificialmente spocchioso. Un libro sulla fiducia nell’ingegno umano e sul potere salvifico delle parole che scivola via senza fatica, lasciando una traccia indelebile di ciò che viene rievocato.