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Ribelli contro Roma

Ribelli contro Roma

Anneo Floro, storico di età antonina, formula considerazioni significative rispetto all’insurrezione di Spartaco. Afferma, Floro, di non essere in grado di darne una definizione, soprattutto a confronto con le precedenti rivolte servili occorse in Sicilia: “servile” non è, per lo storico, termine sufficientemente esplicativo di un evento così avulso dagli eventi bellici già familiari ai romani, persino più aberrante degli eventi con cui viene messo a paragone, perché nato dall’impulso di un gladiatore, dall’iniziativa di un derelitto tra i derelitti, una “seconda specie di genere umano”. Ma Floro non sembra in grado di fornire una visione d’insieme rispetto al susseguirsi di eventi storici che sono culminati nella rivolta di Spartaco, che acquisisce tutt’altro significato se incastonata nel quadro più complesso della storia sociale dell’Italia romana. Dalla seconda guerra punica in poi si fanno sempre più sentite le esigenze di una “seconda Italia”, l’Italia delle popolazioni appenniniche e meridionali non ancora sottomesse e ostili alla (pre)potenza di Roma, ai margini ̶non solo geografici ̶della città, sempre in contrasto con essa nel perseguire l’ottenimento del diritto di essere considerati cittadini a pieno titolo. È dunque la condizione di “cittadini di serie B” delle popolazioni italiche l’humus dal quale si è generata la ribellione di Spartaco?

Professore di storia romana presso l’università di Bologna, Giovanni Brizzi propone una stimolante nuova lettura della rivolta di Spartaco, da considerarsi non evento storico a sé stante o, tutt’al più, ultimo episodio di un susseguirsi di guerre servili esplose nel Sud Italia, bensì episodio conclusivo di una complessa questione sociale che ha visto protagoniste le popolazioni italiche – Marsi, Sanniti, Vestini, Peligni, Piceni, Bruzzii, Messapi, Lucani, Peucezi, solo per citarne una minima parte – che a partire dalla seconda guerra punica sono andate a formare un’altra Italia, un’Italia spesso sottovalutata dalle fonti storiche dal suo decisivo ruolo nella definizione della storia di Roma. Brizzi, con il suo saggio, si propone di restituire merito e spazio agli italici, offrendo al lettore un testo ricco, approfondito, che ripercorre le vicende che hanno visto coinvolte le popolazioni italiche, protagoniste assolute della guerra sociale e partecipanti cardine della guerra civile sillana, nonché, per l’appunto, attori attivi durante la rivolta di Spartaco, che proprio sugli italici – appenninici e meridionali in particolare – ha esercitato un’attrattiva che è conseguenza della frustrazione di richieste civili e politiche fino ad ora negate, promesse e ritratte. Il testo di Brizzi fornisce un’interessante rilettura di una storia molto spesso banalizzata e ridotta a pura sequenza di date, offrendo spunti di riflessione ampi e suffragati da fonti storiografiche. Per un maggiore godimento del saggio è però necessaria una buona base di storia romana, pena una lettura che può risultare faticosa per il modo esteso e approfondito in cui l’argomento viene trattato.