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Ricordati di respirare

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Marzo 2020. Agnese Tancredi è un’infermiera di sala operatoria presso l’Ospedale di Bologna, che si ritrova improvvisamente a dover rivoluzionare il suo ruolo quando il reparto in cui lavora viene convertito in reparto Covid, senza i presidi necessari per affrontare i pazienti infetti, senza le competenze specifiche, senza le risposte alle numerose domande che restano sospese e si fanno sempre più dense. Ancora non si sa nulla di questo virus che arriva dalla Cina, a parte che pare essere a trasmissione aerea, ma le mascherine non sono sufficienti e devono essere usate con estrema parsimonia, senza sprechi. Gli anziani sembrano morire più degli altri, e improvvisamente ci si rende conto di quanto siano indispensabili negli equilibri famigliari, quando i bambini se pure apparentemente immuni dall’infezione, diventano un serbatoio estremamente pericoloso per i nonni, che devono star loro lontani. Diventa subito chiaro che la situazione è peggiore di quello che i media raccontano e “ti sembra surreale, non hai il tempo di metabolizzare cosa sta succedendo”, quando anche coloro che dovrebbero guidare le truppe in questa guerra non fanno altro che mentire, senza il coraggio di ammettere la loro impreparazione. Ciò che viene tolto agli operatori sanitari – ferie, protezione, orari e mansioni note – non è compensato, perché ne ricevono in cambio solo confusione e silenzi…

Ricordati di respirare è una testimonianza preziosa, raccontata in prima persona da chi questa esperienza l’ha vissuta in prima linea. Agnese Tancredi racconta e si racconta, parla a ruota libera dando sfogo alle emozioni e lasciando poco spazio ai tecnicismi. Trabocca di buoni sentimenti e di speranza, con un ottimismo forse esasperato ma quasi necessario, ma non mancano i brani in cui frustrazione, senso di colpa e impotenza, sconforto, tristezza e amarezza diventano protagonisti silenziosi, soprattutto quando ci si porta “sempre addosso la paura di sbagliare”. Accanto alla cronaca di quei mesi, del virus e dei sintomi e della routine ospedaliera, fanno capolino piccoli aneddoti di vita quotidiana, che rendono la Tancredi più umana e accessibile e che dimostrano il contrasto con la normalità della vita che, comunque, continua, anche se la voglia di normalità vera e propria rimane. Suggestiva la descrizione del senso di colpa nei confronti dei famigliari per la paura di contagiarli, comune a ogni sanitario. A tratti, però, sembra quasi una forma di pubblicità forzata ai buoni sentimenti e ai sacrifici dei sanitari, descritti come martiri. Così come ogni persona o paziente che l’autrice incontra è descritto sempre come personaggio positivo, mentre l’unico antagonista della storia è il Coronavirus. Possibile?! Qualche volta si rivolge proprio a loro, o al lettore, ringraziando, dispensando consigli, ammonendo… In generale, comunque, sa essere anche commovente e istruttivo e termina con un’interessante appendice del dottor Ottavio Davini che smonta le obiezioni al vaccino.