Adele lavora all’Orwat, azienda con una filiale a Milano, e dopo qualche mese di prova le viene rinnovato il contratto. È felice, i colleghi di lavoro sono simpatici e si è presa pure una bella cotta per Gioele, il responsabile delle risorse umane con il quale ha fatto il primo colloquio. Pensa però di avere poche speranze, Gioele è un ragazzo bellissimo e quelle come lei nemmeno le guarda. Florian invece diventa il suo migliore amico, il suo confidente e il suo maestro di guida tanto da finalmente spingerla a usare l’automobile - non senza una notevole quota d’ansia - dopo due anni dal conseguimento della patente. Insomma tutto sembra procedere per il verso giusto, ma a quella piccola clausola nel contratto che ha accettato alla firma ogni tanto Adele ci pensa. Adesso che è in scadenza è preoccupata, sa che tutti i ricordi legati al periodo trascorso verranno cancellati. Quando aveva firmato, al suo primo colloquio di lavoro, aveva un disperato bisogno di lavorare, ma adesso al solo pensiero di dimenticare tutto le viene l’angoscia. Anche se sapeva che sarebbe stato inutile ha creato relazioni in quel gruppo, che non è più solo un gruppo di lavoro: e non vuole perderle. Lei e i suoi amici non ci stanno, perciò hanno un’idea. Sarà proprio la sua passione per la scrittura a indicarle la strada per non dimenticare…

Martina Mazzeo, laureata in Lingue e Letterature straniere all’Università di Milano, dopo il suo esordio sempre con NeP edizioni con il libro Diario di una studentessa in Erasmus, in questo secondo romanzo sceglie di raccontare i sogni, le speranze a volte deluse e la precarietà dei giovani. Tratteggia una dimensione lavorativa distopica che non si discosta però molto da quella attuale e che inibisce se possibile ancor di più l’accesso dei giovani al mondo del lavoro. Pagina dopo pagina l’autrice racconta la routine dei giorni in ufficio costituita da e-mail, telefonate ai clienti ma anche contratti in scadenza, licenziamenti e incertezza per il futuro. Con un linguaggio semplice ma efficace, con i dialoghi che sovente lasciano il posto all’introspezione, può intercettare proprio quella fascia di lettori sviluppando un’idea interessante che - con il suo stile un po’ acerbo – sa tradurre efficacemente il mondo che descrive.