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Ricordo di un’isola

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Spagna, anni ‘30. Dopo la morte della madre, l’abbandono del padre e dopo essere stata espulsa dal collegio di Nuestra Señora de los Ángeles, Matia è costretta a lasciare il continente per andare a trascorrere l’estate sull’isola di Maiorca, insieme alla severa e austera nonna. La nonna, donna Práxedes, è una signora autoritaria e autorevole, forte e un po’ abitudinaria: tutti i giorni, dopo pranzo, sposta la sua sedia a dondolo vicino alla finestra e, grazie al suo binocolo, scruta il mare e l’orizzonte, ma anche la terra e i coloni che vi abitano, e il paesaggio circostante, immerso in una quiete profonda. A casa di donna Práxedes vive anche Borja, il cugino di Matia, insieme alla mamma Emilia, la quale aspetta con ansia e dolore che ritorni il marito, chiamato al fronte per combattere la guerra iniziata da poco. Nonostante il carattere supponente, sicuro di sé, arrogante e a volte non sincero di Borja, lui e Matia trascorrono insieme la maggior parte del tempo, compiendo anche azioni poco lecite: rubano alla nonna e a Emilia sia soldi che sigarette, trovano luoghi appartati per fumare di nascosto, utilizzano la barca della nonna senza il permesso e molto ancora. Tuttavia, nel silenzio e avvolti dal buio della notte, i due parlano, discutono e approfondiscono temi, esternano pensieri che non avrebbero mai il coraggio di dire ad alta voce. Promettono di non dire ad altri le confidenze notturne, le più difficili ma allo stesso tempo le più sincere. Improvvisamente si ritroveranno cambiati e verranno messi di fronte a nuove sfide o decisioni che qualcuno ha preso al loro posto…

Considerato uno dei capolavori della letteratura spagnola moderna, Ricordo di un’isola è un romanzo all’apparenza leggero, scorrevole, scritto con un linguaggio chiaro e attuale. Allo stesso tempo però tratta alcuni dei temi più ostici che ci siano. Infatti, tutta la storia verte attorno alla percezione della guerra da parte di due adolescenti, Mattia e Borja, in un luogo lontano dalle zone colpite e dalle tragedie causate dalla guerra civile spagnola degli anni Trenta. Per loro, la guerra è qualcosa di molto lontano, che si combatte in altri luoghi, ma il cui eco silenzioso arriva fino a quell’isola. Le donne di casa aspettano che i mariti ritornino, pregano per vederli nuovamente arrivare dal mare, sani e salvi. L’unione tra l’importanza dei temi trattati e lo stile chiaro dell’autrice permette al lettore di sentirsi parte del romanzo e di comprendere veramente quanto il periodo sia stato difficile anche per i più giovani. Allo stesso tempo, all’interno dell’isola, nonostante gli orrori della guerra, conflitti e superstizioni, astio e rancore, fanno sì che si creino sempre più spesso fazioni e gruppi, uno contro l’altro, specie tra i ragazzi. Infatti, quando Matia inizia a provare simpatia per Manuel, un ragazzo di una famiglia emarginata e mal considerata da tutti gli isolani, la vendetta del cugino non tarda ad arrivare. La tristezza e l’angoscia che accompagnano tutte le vicende dei protagonisti si mascherano in diversi modi: c’è chi affronta la situazione di petto, cercando di fare il possibile per proteggere gli altri membri della famiglia, con fierezza, sicurezza, arroganza e autorità, come donna Práxedes; altri invece, come zia Emilia, si fanno forza con qualche bicchiere di cognac in privato. Infine, c’è chi si lascia acciecare dalla gelosia, dall’invidia e dalle dicerie. Una cosa è certa però, e diventa sempre più evidente: la vita per i ragazzi deve continuare. Sono cambiati, hanno iniziato a comprendere il significato della guerra, le sue privazioni e le sue conseguenze, ma è tempo di farsi forza e crescere.