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Ricostruzione

Ricostruzione

Da quando è andata a vivere da zia Leonie, i giorni feriali di Eliška si svolgono sempre seguendo il solito copione. La suona sveglia puntuale alle sette meno un quarto, il tempo di vestirsi e scendere a fare colazione, mai diversa: una tazza di latte al cioccolato troppo dolce e una fetta di ciambellone comprato dal supermercato. Poi dieci minuti a piedi per raggiungere la scuola e impegnare le prossime ore fino all’ultimo suono della campanella. Il pomeriggio, invece, inizia con un laconico saluto a mezza bocca sussurrato nell’anticamera del salotto; un modo per segnalare la propria presenza, prima di rintanarsi in cameretta e cercare di riempire il tempo rimasto prima della cena. A scuola non si è fatta amici. Solo la bambina bionda e con gli occhi azzurri, il primo giorno, le ha chiesto come mai fosse entrata nella loro classe a metà anno scolastico. A quella domanda non è stata in grado di rispondere, limitandosi a scuotere la testa ed evitare lo sguardo di quella bambina – “Io sono Romana” le ha detto prima di rivolgerle una raffica di interrogativi – e pregando che nessun’altro le chiedesse il perché non viveva più a casa con sua madre, suo fratello e suo padre…

“Sono nata a nove anni, dieci mesi e sette giorni. Me lo ricordo con precisione. Di punto in bianco ero seduta su un divano in similpelle beige con un tappeto ricoperto di peluche. […] Non sapevo di chi fossero i vestiti che indossavo. La stanza era troppo riscaldata, eppure avevo la pelle d’oca”. Partendo da un evento tragico che, come spiega l’autrice è sì inventato ma ispirato a storie di cronaca reali, Ricostruzione traccia la storia di Eliška dalla sua infanzia fino all’età adulta. Un titolo che rimanda non solo alla ricostruzione materiale di quella giornata che cambiò il destino di una bambina di nove anni per sempre, ma anche soprattutto a quella ricostruzione del sé che Eliška tenta di compiere dapprima evitando il suo passato per poi divenirne talmente ossessionata da rischiare di perdersi nella sua ricerca. Viktorie Hanišová mette in scena un universo prettamente femminile (gli uomini, ad eccezione di David, sono figure tanto sfumate da perdere qualsiasi caratterizzazione e importanza a livello narrativo) nel quale protagonisti sono il tema della maternità e dei traumi legati all’infanzia e come da questi sia molto difficile uscirne, o anche solo limitarne i danni. Un romanzo feroce che mette in luce come la maternità – o la mancanza di essa, come accade per Leonie e Marta - non sia gioia e trepidazione ma è corpo che cambia, stanchezza, convinzione di non farcela, depressione, affrontare il tutto da sole o peggio, con chi piuttosto che alleviare aggrava la situazione. una condizione considerata quasi intrinseca e ineluttabile. Non vi è giudizio nelle storie raccontate dalla Hanišová, quanto piuttosto l’esigenza – che si riflette anche in Eliška – di comprendere il perché di tali azioni, provando a comprendere e a considerare tali madri non solo carnefici ma anche vittime. Unitamente ai romanzi Agnes e La cercatrice di funghi, Ricostruzione completa e chiude la trilogia della scrittrice ceca sulla maternità e traumi familiari avendo sempre ben presente che lo scopo del romanzo sia quello di “aiutare i lettori a capire quanto un trauma come quello subito dalla protagonista possa essere difficile da superare. Quanto possa essere difficile convivere con esso”.