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In risaia

In risaia
Nanna Lavatelli aveva trascorso la propria infanzia a custodire le oche nell’aia adiacente al cascinale in cui viveva, tra Novara e Trecate, insieme con i genitori e il fratello Pietro. Poi crescendo si era dedicata alla coltivazione dell’orto, alla filatura della lana e ai lavori domestici in genere. Ora a diciassette anni era ormai una giovane donna da marito: alta, magra e aggraziata, con un incarnato del viso dorato e leggermente brunito, dotata di una lunga chioma bionda e fluente. La sua bellezza non era sfuggita a Gaudenzio, un carrettiere che trasportava calce, ghiaia, letame e legna da ardere, ma aveva l’aria di un cittadino e piaceva a tutte le fanciulle. L’usanza voleva che per poter essere chieste in sposa, ognuna di esse dovesse mostrare tra i capelli uno spillone d’argento. Ma il padre di Nanna, che pure si spaccava  la schiena sui campi dalla mattina alla sera e conduceva una vita modesta, non era ancora riuscito a mettere insieme la cifra necessaria per acquistargliela. La ragazza decide dunque di unire il proprio destino a quello di altre ragazze, andando a lavorare in risaia. Un mestiere duro e sfiancante, che le procurerà i soldi per comprare lo spillone d’argento, ma la priverà completamente dei capelli in cui avrebbe dovuto apporla, modificando il corso della sua esistenza…
Non c’è nulla di più gratificante per il pubblico amante della buona letteratura che riscoprire un testo nascosto dal mutare della sensibilità e dei gusti. Senza contare che la descrizione delle dure condizioni di lavoro delle mondine del novarese viene qui condotta in maniera non solo legata alle tematiche del verismo, ma anche ai primi vagiti storici del femminismo. Eppure Marchesa Colombi (Novara 1846 - Milano 1920), pseudonimo letterario di Maria Antonietta Torriani, così attenta alla questione femminile da farsene all’epoca una delle sostenitrici più consapevoli in ambito letterario, rischia oggi di venire confinata nell’indifferenza. In questo contesto appare perciò tanto più apprezzabile l’iniziativa dell’editore Otto/Novecento di riproporre In risaia a distanza di oltre un secolo, mandandolo in libreria con un breve saggio introduttivo di Riccardo Reim. Perché queste pagine non costituiscono un rifugio superfluo per cultori di un antico genere, ma l’opportunità di un incontro necessario con la ricostruzione ironica e disincantata di un tempo e di un luogo che appartengono alla nostra storia. Con il riflesso dell’analisi lucida e impietosa a cui la scrittrice lombarda sottopose una realtà sociale, in cui anche l’amore perde la sua importanza circoscritta assumendo una più ampia valenza esistenziale.