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Rischiare grosso

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Come si fa a sapere se un dato fenomeno, ad esempio una tecnologia o una idea, sia destinato a durare o non rappresenti solo una moda passeggera? Secondo una euristica piuttosto nota, basta considerare se quel fenomeno è una novità oppure se è già affermato da tempo. In base al cosiddetto “effetto Lindy”, l’aspettativa di vita residua sarebbe infatti collegata all’età attuale: più qualcosa è vecchio, più è destinato a durare nel tempo. Il nome di questo effetto prende il nome da una caffetteria di New York, frequentata da attori di Broadway che si resero conto di come il numero di repliche che uno spettacolo teatrale aveva già avuto fosse un ottimo predittore del numero di repliche future. In pratica se uno spettacolo era in cartellone da cento giorni, la sua aspettativa di vita era di cento giorni, se era in cartellone da duecento giorni ci si poteva attendere che ne durasse altri duecento, e così via. In base all’effetto Lindy, potremmo anche riuscire a distinguere i veri esperti dai ciarlatani: i primi sono quelli che durano nel tempo, i secondi sono quelli che rimangono al centro dell’attenzione solo per poco. Per lo stesso motivo, non dovremmo fidarci di qualcuno che si limita a darci dei consigli senza correre mai alcun rischio diretto: è solo sfidando la sorte in prima persona, “mettendo la faccia” a difesa delle proprie idee, che si può dimostrare la loro correttezza. Solo lo scontro con la dura realtà ci permette infatti di distinguere tra ciò che è destinato a durare nel tempo e ciò che non rappresenta altro che un fenomeno effimero.

Con questo Rischiare grosso Taleb conclude la sua serie dal nome Incerto, che comprende anche i precedenti Giocati dal caso, Il Cigno nero e Antifragile e che analizza il ruolo dell’incertezza nella vita di tutti i giorni. Il tema di fondo è comune e permette a Taleb di mettere in luce, con una prospettiva innovativa e uno stile inconfondibile, i vari problemi che caratterizzano il rapporto che gli uomini hanno con la casualità e con l’interpretazione dei concetti probabilistici. Da sempre nell’approccio di Taleb possiamo identificare una pars destruens nella quale l’autore si diverte a mettere alla berlina gli errori e le distorsioni che contraddistinguono il nostro modo di guardare al caso, e che non risparmiano nemmeno i cosidetti esperti. Accanto a questi attacchi, spesso corrosivi, nei confronti di accademici anche molto illustri, Taleb ha sempre sviluppato una pars costruens originale e approfondita, che gli ha concesso tra l’altro di far diventare di dominio comune concetti come il “cigno nero” o “l’antifragilità”. La forza dei precedenti volumi stava appunto nel bilanciamento tra queste due parti, dove i momenti costruttivi erano predominanti rispetto a quelli critici. Purtroppo in questo caso le proporzioni sono in qualche modo invertite e questo rende il libro meno interessante rispetto ai precedenti. Forse questo era in qualche modo inevitabile, tenuto conto di come criticare sia molto più facile che costruire. Del resto, sparsi tra le pagine, non mancano comunque guizzi dove possiamo ritrovare l’autore che abbiamo tanto imparato ad apprezzare nei precedenti volumi. Rischiare grosso è quindi da consigliare a chi già conosce Taleb e ci tiene ad avere tutta l’opera di questo autore, quelli che ancora non lo conoscono farebbero meglio ad approcciare il suo lavoro partendo dagli altri libri della serie.