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Ritorno al Caffè Europa

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Dopo il crollo dei regimi totalitari comunisti, i paesi est-europei hanno scoperto la libertà di viaggiare, riunirsi in partiti politici, consumare prodotti prima introvabili. L’illusione di una rapida occidentalizzazione, però, ha avuto vita breve: in fretta i cittadini dell’Est si sono ritrovati europei di serie B di fronte alle ingiustizie dell’economia capitalista, le sperequazioni economiche e il perdurare di povertà e corruzione. Si pensi all’esempio dell’apartheid alimentare: le grandi aziende multinazionali producono per il mercato dell’Est prodotti con confezioni uguali ma qualità più scadente, perché a mercato meno redditizio deve corrispondere meno spesa, in nome del profitto. O alla brusca frenata che ha subito la modernizzazione burocratica della Croazia, subito dopo l’ammissione nell’UE: tutti gli investimenti economici e le buone pratiche amministrative implementate per l’ammissione sono scomparsi, ora che non serve più dimostrare niente. Si aggiunga la crisi politica innescata dalle grandi migrazioni dell’ultima manciata di anni ed ecco che riaffiorano ovunque i nazionalismi, la religiosità retriva e violenta, la chiusura e l’odio anche verso quell’Europa che fino a poco fa era il modello indiscusso di sviluppo. Ed ecco che sembra più comprensibile anche il paradosso balcanico, di quella società comunista che era la meno serrata e relativamente più libera che però, subito dopo il crollo del regime, è piombata nel separatismo, nella guerra, nella pulizia etnica…

Il primo Caffè Europa di Slavenka Drakulić si riferiva al fatto che in ogni città degli Stati ex-comunisti c’era un Caffè Europa ad imitazione dei tipici caffè tipicamente europei, di Parigi o di Vienna. Si riferiva, cioè, all’ansia dei paesi ex-comunisti di diventare il più in fretta possibile europei, di colmare il divario, di abbracciare lo stile di vita occidentale. Questo Ritorno, pubblicato a più di vent’anni di distanza, ci mostra una situazione davvero diversa e più complicata. Un’immagine efficace, utilizzata dalla Drakulić e che può rendere icasticamente la situazione, è quella delle ville lussuose e ricchissime nella periferia di Sofia che affacciano su strade di fango perché a nessuno interessa asfaltarle. Ecco che il modello liberale ha investito e sopraffatto le società est-europee, creando nuove opportunità di ricchezza e di mobilità, ma anche difficoltà abitative sconosciute nella società comunista – che nonostante la terribile natura totalitaria ha avuto non trascurabili meriti nella modernizzazione dei paesi e nell’arginare la povertà. Ecco che in una società “libera”, ma tuttavia corrotta e impreparata, riemergono la violenza contro le donne, il bigottismo, il razzismo estremo, tenuti a freno dall’alto durante il periodo socialista. Drakulić è una nota giornalista e scrittrice di saggi e romanzi, nata e cresciuta in Croazia quando era parte della Jugoslavia di Tito, i cui libri sono tradotti in molte lingue e apprezzati internazionalmente. La sua scrittura è lucida e chiara, intellettualmente onesta e nondimeno intima e coinvolgente. Questa raccolta di articoli abbraccia molti temi di varia natura, dall’antisemitismo alla condizione femminile, dalla corruzione alla musica pop, dalla nobiltà del progetto della Tessera Europea di assicurazione sanitaria fino agli aspetti torbidi delle carriere politiche dei leader più in vista. Senza ingannevoli pretese di completezza, riguardo ad una situazione tanto varia e complessa, questo libro è un mosaico di grande interesse sulla sfaccettata condizione dell’Europa dell’Est.