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Ritorno all’isola del tesoro

Ritorno all’isola del tesoro
Primi di luglio dell’anno 1802. Nella parte orientale e paludosa del Tamigi, a valle di Greenwich, si trova l'Hispaniola, una locanda tenuta da Jim Hawkins e da suo figlio che un po' tutti considerano come un porto. Il giovane Jim passa le sue giornate tra paludi nebbiose, insenature e distese fangose. Ascolta anche storie di maledizioni, omicidi e vendette che suo padre racconta nella sua mescita. Racconti di avventure in alto mare, di tesori nascosti e di un bucaniere con una gamba sola. “Grossi mercantili partivano per i loro viaggi intorno al mondo, tozze chiatte di carbone, traghetti carichi di lavoratori, umili barche a remi e barchini scivolavano lievi come ditischi lungo la marea in uscita. Anche se avevo visto queste processioni ogni giorno della mia vita, continuavo a trovarle meravigliose. Altrettanto grato mi era il pensiero che fra tutti i marinai di quei vascelli, i pescatori che camminavano lungo il sentiero del rimorchio fluviale, i conduttori di chiatte con i loro cavalli scampanellanti, non uno dava riscontro alla mia esistenza con qualcosa di più di un semplice saluto, né interrompeva la concentrazione nel mio compito, che, come ho detto, era semplicemente aspettare”. Una notte, una misteriosa ragazza di nome Natty arriva sul fiume con una richiesta per Jim da suo padre: Long John Silver. Long John vuole incontrare Jim Hawkins e vedere ancora una volta la mappa dell’Isola del Tesoro. Il giovane Jim ne ha sentito parlare, ma non l’ha mai vista e non è sicuro che sia ancora in possesso di suo padre. Forse, pensa, è nel baule ai piedi del suo letto, quello che un tempo era il letto di Billy Bones. Suo padre non aveva alcun altro posto per custodire i suoi averi, il che spiegava perché sorvegliasse quel baule con particolare attenzione, tenendone la chiave sempre appesa al collo con un pezzo di spago. Jim non ha mai messo le mani su quella chiave, tantomeno l’aveva girata nella serratura del baule. Sa che se lo facesse con tutta probabilità troverebbe la cosa che stava a cuore al signor Silver. Ma avrebbe avuto il coraggio di strisciare silenziosamente accanto al letto di suo padre mentre dormiva? Gli avrebbe sfilato la chiave dal collo e aperto il baule? Avrebbe frugato nel suo contenuto fino a trovare la mappa? “Era un’idea assurda. Assurda perché pericolosa. E assurda anche per altre ragioni. Perché l’inganno, anzi il furto, sarebbe stato come tradire mio padre. Non aveva fatto nulla per meritare un simile tradimento. Farmi sgobbare nella sua taverna? Lasciarmi abbandonato a me stesso? Vantarsi? Perdere il tempo nel rivivere glorie passate? Questi non erano peccati contro natura che potessero giustificare azioni contro natura. Anche se, apparentemente, ora potevano”. Per Jim e Natty, l'avventura è però solo all'inizio...
Andrew Motion ha scritto un sequel brillante degno di Treasure Island, un libro dalla grande potenza immaginativa che condivide molte delle peculiarità del suo predecessore rivelandone i suoi lati oscuri e la sua bellezza misteriosa. Una scrittura che nasce dall'amore autentico per l'originale. Un elegante omaggio a Robert Louis Stevenson.