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A riveder le stelle

A riveder le stelle

È l’inizio della settimana di Pasqua del 1300. Dante si è lasciato alle spalle la selva oscura, il bosco che in chiave allegorica rappresenta la vita nel peccato, triste condizione dell’esistenza che anche il poeta ha sperimentato vittima delle conseguenze del suo decadimento morale “… tant’era pien di sonno a quel punto / che la verace via abbandonai”. Davanti a lui si innalza un colle illuminato dai raggi del sole, “… il pianeta / che mena dritto altrui per ogni calle”, la visione suscita in Dante la necessità della redenzione ora che è certo di aver trovato la strada che conduce verso il bene, sorretto dalla volontà della grazia divina. Il poeta senza indugiare si avventura nella salita del pendio, di modo che “… ‘l piè fermo sempre era ‘l più basso”, quindi con una certa fatica. Dante non sarà ricordato unicamente come il padre della lingua italiana, in lui i posteri riconosceranno l’uomo che per primo ha delineato il concetto di Italia, ma non come unità politica, a cui il regno giungerà oltre cinque secoli dopo la sua morte. Il sommo poeta parla di identità culturale, nella sua lungimiranza cavalca i decenni e riesce a intravvedere nell’arte e nella conoscenza un fattore di aggregazione tra le culture dei vari abitanti della Penisola, tanto eterogenei tra loro, che si concretizzerà durante il Rinascimento. Quella di Dante è un’unità d’intenti e di intelletti, volta a celebrare il ricordo della grandezza dell’Antica Roma e l’unione spirituale risultato del radicarsi del Cristianesimo. E il poeta aspira ad essere un modello degli ideali cristiani, nel sollecitare alla redenzione dal peccato proprio l’anno del primo Giubileo della storia, ma l’apparire delle tre fiere crea per lui un ostacolo insormontabile. Conosceva bene il leone e la lonza – di quest’ultima al suo tempo sembra che esistesse un esemplare a Firenze –, per quanto riguarda il lupo è sempre stato un animale presente nella fauna mediterranea. A questo punto Dante deve tornare suoi passi, fino a quando incontra lo spirito di Virgilio, il poeta latino da lui tanto apprezzato che gli si offrirà in qualità di guida nei primi due regni dell’oltretomba “Or se’ tu quel Virgilio e quella fonte / che spandi di parlar si largo fiume?”. Di lui sottolineerà più volte l’origine mantovana, un riferimento utile per omaggiare la laboriosità del popolo che può vantare come suo avo il più grande poeta latino. A Virgilio nel Paradiso terrestre si sostituirà Beatrice, l’unica donna che Dante abbia amato con tutta la sua anima; la donna angelo che dona la beatitudine, ma che rispetto alla Vita nuova nella Commedia si arricchisce di comportamenti umani…

Per alcuni studiosi Dante immagina di iniziare il suo viaggio il 25 marzo del 1300, altri insistono sulla data del 7 aprile. La questione resta una disquisizione storico-letteraria che non può certo incidere sul valore della Commedia; il dilemma è citato anche da Aldo Cazzullo, che con il suo saggio A riveder le stelle apre una lunga riflessione sull’opera del sommo poeta, concentrandosi sul primo regno dell’Oltretomba da lui visitato, il terribile inferno. L’inviato ed editorialista del “Corriere della Sera”, che con i suoi libri sulla storia della cultura italiana ha venduto oltre un milione di copie, fa rivivere nella fantasia dei lettori tutti i personaggi celeberrimi che si confondono tra le moltitudini di dannati, scontando le loro colpe. Dagli ignavi e dalle anime poste in una condizione di triste serenità nel Limbo – reinventato da Dante attraverso l’introduzione degli uomini del mondo antico, che non hanno colpe perché nati prima della comparsa della religione cristiana – al terribile nemico della famiglia Alighieri, Filippo Argenti, e agli illustri dannati degli ultimi cerchi: Pier Delle Vigne, Brunetto Latini, Ulisse, Federico da Montefeltro, Papa Niccolo III e altri ancora. E come Dante, Cazzullo si spinge a delinearli a livello psicologico, anche se l’aspetto visivo mantiene un’attrattiva essenziale e l’autore non tralascia immagini in grado di sollecitare turbamento, come quella di Maometto con il ventre squarciato e l’intestino che fuoriuscito oscilla nell’aria. Alla disamina dell’opera dantesca si aggiungono riferimenti alla storia d’Italia per dimostrare l’attualità, che da sempre caratterizza la Commedia nelle tematiche sopravvissute a cavallo dei secoli fino ai giorni nostri. Come la celeberrima inventiva di Dante contro l’usura, praticata tutt’oggi con effetti devastanti, lo dimostra la crisi del 2007/2008 causata dai limiti di liquidità e solvibilità degli istituti finanziari. Ma Cazzullo cita anche eventi del Risorgimento – il tricolore insieme al leone nella bandiera della Repubblica di San Marco, simbolo di un incontro tra il sentimento nazionale e il campanilismo cittadino –, della Prima guerra mondiale e in generale dei momenti più importanti della storia del nostro Paese.