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Rock is the answer

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“Sono invecchiato e non ho ambizione di rimanere per sempre giovane. Preferisco vedere gli anni che si appoggiano a me senza schiacciarmi” (Pete Townshend - Who)… ”Mentre registravamo Disintegration accadde una cosa orribile, si sviluppò un incendio e una volta in salvo mi accorsi che rischiavo di perdere le cose più importanti, foto di cui non avevo i negativi e i testi dell’album: facemmo una catena umana e li recuperammo” (Robert Smith - Cure)…”Ho incanalato scoperte e paure in Us che è esattamente come me, un misto di ombre e luce” (Peter Gabriel - Genesis)… ”La rivolta non è un titolo, è uno stile di vita… Qualcuno si stupirebbe di sapere che molte canzoni ribelli sono nate con me in pantofole” (Mick Jagger - Rolling Stones)… ”La realtà è che nessuno di noi pensa alla cosa più importante, tutto il tempo in cui non siamo su un palco. È su quello che dovremmo lavorare, è quello che dovremmo organizzare alla perfezione, perché è lì che ci perdiamo tutti” (Michael Hutchence - INXS). Sono solo alcune delle tante citazioni contenute nel libro. Non esiste una trama, non è fiction e nemmeno saggistica, sono parole e pensieri tratti da interviste a protagonisti della scena rock mondiale ma che non riguardano solo la musica, toccano la vita. Solo alcuni dei tanti grandi artisti che generazione dopo generazione hanno dato e continueranno a dare a chi li ascolta - o come in questo caso li legge - quelle risposte che spesso nemmeno sappiamo di cercare…

Un libro di quelli da tenere sul comodino, anche se confesso che quando me lo hanno proposto non ho collegato il nome dell’autore alla voce che sento quando accendo la radio al mattino. Quando poi l’ho aperto e sfogliato, prima di cominciare a leggerlo, ho pensato che fosse impossibile parlarne. Errore madornale. È strutturato in maniera molto insolita, diviso in dodici mesi anziché in capitoli, all’interno troviamo le parole degli artisti raggruppate per parole chiave. Ma non è poi così importante la contestualizzazione, procediamo ricordo dopo ricordo, riflessione dopo riflessione e perché no confessione dopo confessione gustandoci le chiuse di Cotto che riassumono con verve critica ragionata e l’aggiunta del suo sentire, e alla fine cammin facendo (anzi cammin leggendo) ci si rende conto di quanto vero sia il sottotitolo Le risposte della musica alle questioni della vita, di quante risposte importanti troviamo nella musica. Prendete per esempio questa chiusa di Cotto: “Il bello di una canzone è che ognuno la riempie di sé. Io che ascolto aggiungo di mio la mia vita, la mia esperienza; tu che l’hai scritta apri la porta dell’inconscio, poi la richiudi e cerchi di capire meglio te stesso. Una canzone è un’altalena, dondola continuamente tra l’artista e il fruitore. Quando si ferma è il tempo per riflettere. Poi un’altra spinta e magari cambia tutto, perché le canzoni sono mutevoli, a seconda dell’umore della stagione dello stato d’animo, della condizione atmosferica. Niente è più cangiante di una canzone”. A me apre un mondo, un modo diverso di ascoltare. Nell’introduzione l’autore – giornalista, saggista, conduttore radio e tv, dire di più è insultare la sua fama, stiamo davvero parlando del top – spiega che il libro può essere letto una pagina dopo l’altra ma anche aperto a caso, un po’ come il libro delle risposte (c’è una ragione precisa che viene spiegata nell’intervista che Cotto ci ha concesso) ed è proprio così: lo tieni lì, lo apri e dove sei sei ci trovi uno spunto su cui riflettere o da cui trarre l’input per fare qualcosa, o la pacificazione da un pensiero che ti assilla. Per chi dovesse obiettare di non amare il rock, ebbene non è una buona motivazione per non leggere il libro. Qui dentro c’è musica, ci sono parole, c’è anima. C’è soprattutto la testimonianza di un mondo che non morirà mai.

LEGGI L’INTERVISTA A MASSIMO COTTO