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Rogoredo - La ragazza del bosco

Rogoredo - La ragazza del bosco

Aprile 2018, Milano. Michele ha letto molti articoli di giornale sul famigerato boschetto di Rogoredo e della sua realtà degradata, fatta di pusher a ogni angolo e di tossici che consumano droga senza nascondersi. Essendo a sole due fermate di passante ferroviario da casa sua, decide di rendersi conto di persona. Dopo soli venti minuti di viaggio arriva sul posto ma, una volta giunto alla fermata corretta, non ha proprio idea da che parte andare. Il parco sembra dall’altra parte della strada ma sembra non esserci modo per raggiungerlo. Guardando meglio però, nota una stradina stretta che costeggia i binari e un via vai di tossicodipendenti. Li segue e arriva finalmente a un largo spiazzo circondato da vegetazione fitta e alberi. Ci sono siringhe dappertutto e mano a mano che si addentra nel “bosco” gli sguardi attorno a lui si fanno sempre più sospettosi. C’è chi chiede semplicemente soldi per farsi una dose e chi gli chiede se per caso sia un giornalista e per sincerarsi lo tocca in cerca di telecamere nascoste. Decide quindi di andarsene ma, mentre sta percorrendo il sentiero di ritorno, incontra una ragazza minuta. Due chiacchiere e Michele decide di darle un po’ di soldi per aiutarla e il suo biglietto da visita. La sera seguente arriva una telefonata: è Martina, la ragazza con cui ha parlato all’uscita del bosco, e lo invita a incontrarsi al McDonald’s di Porta Romana...

Michele Agosteo è un game artist di successo che ha deciso di scrivere il suo primo romanzo per mettere in luce la realtà di Rogoredo e del mondo della tossicodipendenza in generale. Una piaga che colpisce sempre di più i giovanissimi e che è al centro di tanti fatti di cronaca. L’autore ha dichiarato infatti che la narrazione ha preso spunto dall’omicidio della giovane diciottenne Pamela Mastropietro. Il romanzo è breve e molto visuale, con immagini forti che fanno immergere il lettore immediatamente nella triste realtà della tossicodipendenza. Racconti di vita vissuta dato che Martina non è un personaggio di fantasia ma una ragazza realmente esistente che passando del tempo con l’autore ha avuto modo di aprirsi e renderlo partecipe della sua quotidianità di dipendenze. Un lavoro a metà strada tra diario e reportage che racconta in maniera plastica sia il dramma di chi è schiavo delle sostanze, in perenne cerca di soldi per una nuova dose, e sia di chi tenta di dare una mano ma spesso finisce vittima di raggiri e menzogne. Nonostante qualche ingenuità stilistica di troppo come i numerosi refusi e le ripetizioni e alcune evidenti cadute di stile, come la battuta sulle pompe di benzina, il romanzo certamente non lascia indifferenti per lo squarcio che ci offre su un mondo molto vicino a noi ma spesso totalmente ignorato.