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Roma

Un monumento, insieme umile e nobile alla città di Roma, al fascino della memoria: “Per archi imperiali sulla Cassia/ divenuti torri di guardia medievali,/ per delicate chiesette del mille/ sorte su templi di Giunone”, alla verità della tradizione:”Mons Capitolinus era chiamato un tempo/ il colle di Saturno, e cita Ennio/ come in una favola, sul colle/ Saturnia era detta la città”, e alla sacralità delle radici: “Cunicoli scale passaggi inattesi/ stanze sovrapposte e alle pareti/ quadrangolari nicchie per il dio/ nato da roccia e destinato/ per ordine di Apollo/ a redimere il genere umano.” Al contrario non vi è alcuna tenerezza per la città odierna: “Roma di corsa, Roma disperata/ e scoordinata, adesso sei la viola/ che scordata faceva imbestialire/ la cantante al crocicchio pedonale”. Ma piuttosto lo sguardo spaesato di un “vecchio longobardo assente” che si sente straniero là dove “Disorganizzata pulsa Roma anonima/ credendosi scaltra”; angosciato dinanzi a: “Angeli di strada/ contro arcangeli protettori/ strapazzati per bene/ oltre il pulmino della Tim/ e rilasciati stravolti”; incuriosito “nei momenti in cui Roma ti vivo/come una gran quadreria” e smarrito mentre sull’asfalto marchetta di piazza Cervantes un fanciullo dagli occhi esotici strappa bottoni alle patte dei nonni giovani… 
Viene raccolta in questo volume una serie di componimenti che Franco Buffoni, nato a Gallarate nel 1948, ha dedicato all’Urbe dove si è trasferito e vive ormai da tempo. Si tratta di poesie caratterizzate dalla squisitezza dei toni delicati anche se non sempre limpidi, dalla contemplazione rivolta alle bellezze architettoniche e alle tradizioni storiche, ma anche agli aspetti impuri e disumani dell’ambiente moderno. Chiuse nella forma dimessa e meditativa di una lirica confessione, come in lettere scritte a se stesso, le immagini e le riflessioni fluiscono in una versificazione toccante e affascinante, accompagnata dagli gli echi letterari di un uomo erudito. Ma che di questo straordinario bagaglio culturale non fa esibizione, perché per lui la poesia è volgere gli occhi attorno a sé, osservare Roma, le sue strade e soffrirle dentro. E la sua opera poetica è come l’esperienza umana che la origina, le cui parti si spiegano e si completano fra loro. E mentre i versi scorrono nella loro fluida  scansione, ci sembra di vederlo lo sguardo di Buffoni, il suo incedere elegante, lo sguardo assente e pensoso, frugare tra le tracce del passato e le immagini del presente, alla ricerca di quella vis della vita che trasforma la quotidianità in essenzialità. Di ascoltare, nella verificazione di uno dei più suggestivi poeti italiani viventi, il respiro e la voce di una Roma strozzata dai singhiozzi, ma mai disperata. Il libro è risultato vincitore il 12 settembre 2010 del Premio Nazionale di poesia e fiaba Alpi Apuane.