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Romanticidio - Spoesie d’amore e altre disgrazie

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La dolcezza dei primi tempi, le passeggiate sulla spiaggia mano nella mano, i viaggi, le notti sotto le stelle: il dolce preludio dell’amore e il suo finale tragicomico. Una parabola discendente. L’illusione e la disillusione. Eppure, l’ironia che rende tutto più vivo, che riaccende le ceneri del sentimento, che riattizza l’amore. La quotidianità entra nel sublime, lo spoetizza e – paradossalmente – lo realizza, lo rende concreto e, quindi, più vivo e vivibile – comprensibile – da tutti. Non esistono amori da film, ma solo storie d’ogni giorno, imperfette come tutte e come tutte più o meno tenaci, più o meno fallaci. L’ironia è un vento che scopre l’amore, ne svela i difetti e le perversioni, la sua unicità. Se il non-pudore lo mette in piazza sui social – come facciamo un po’ tutti – davanti a tutti, come un vessillo di cui andar fieri, il sarcasmo lo inchioda alle sue verità più intime, quelle che davvero – lontano dalle forme che scegliamo di far apparire – conosciamo e siamo. Se i social sono un banco di seduzione, di like da attirare, il sentimento profondo ne ride e si ribella. Si cancella…

Eleonora Molisani, con la sua penna – da giornalista in primis – netta e calibrata, smaliziata e spudorata, lirica e spoetizzata, ci offre il racconto in versi (che fanno il verso al verso) dell’amore che sbugiarda l’amore. Finge di non crederci – nella poesia e nel sentimento – eppure, nel raccontarlo con un’ironia amorevole (sebbene irriverente e niente affatto carezzevole) e spudorata insieme, lo deride senza rabbia, ma con l’affetto di chi ne conosce ogni difetto e, proprio per questo – nonostante questo – non se ne chiama fuori, anzi… lotta, gli si ribella, vorrebbe alzarsi e lasciarlo lì, da solo, e invece resta a raccontarlo, ad amarlo. Canta il disincanto con incanto. Partecipa alla magia del più fasullo dei maghi, pur conoscendone ogni trucco, ogni segreto. Si lascia ancora incantare comunque. Si fa avvincere, si perde nel gioco delle parti – uno dei tanti – di un lui e di una lei che si scambiano parole infrante, sogni rotti, storie vecchie e rispolverate, storie nuove, minestre riscaldate. Ma la chiave di tutto è il riso, l’occhio un po’ ammiccante e un po’ altrove, un po’ consenziente e un po’ ribelle (laddove “ribellarsi” è, come scrive la stessa Molisani, “riportare al bello”). L’occhio sfrontato riaccende la bellezza, la ringiovanisce e la rinvigorisce. L’ammanta di freschezza, di giovinezza. Lascia permanere un semplice, limitato, sentimento umano; lo innalza, come una poesia senza orgoglio, né vanto. Come un inno, un canto…