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Romanzo di crinale

Romanzo di crinale

Bunga scende dal postale, attraversa la via e varca la soglia del bar. Con sé Bunga ha un vaso pieno di terra. Lo tiene sottobraccio: è uno di quei vasi che di solito contengono chili e chili di pietanze sottolio. Dentro al vaso, dice fieramente a Brasco che è intento a versargli un cognac, c’è il capostipite dei beghi. Nient’altro che un verme, in realtà. Poi prende ed esce. Un’altra volta, sceso dalla corriera ed entrato al bar, sempre con il vaso sottobraccio, trova Bartò che si sta lamentando di quelli della SIO e dei loro depliant, fatti per reclamizzare il Parko. Ma Bartò non ci casca, dice mentre tutti ridono. Bartò sa che quelli della SIO sono venuti lì da loro, impiantando il Parko con gli animali e tutto questo tipo di cose, solo per avvelenarli e portargli via la terra con gli espropri. Nel frattempo, alla SIO ricevono una telefonata da Freva della Valla: un operatore tira su la cornetta e si sente urlare contro che lì da lui, da Freva, sente tutte scosse, tremori e vibrazioni. Ma non come un terremoto, come se ci fosse qualcuno che sta scavando dei tunnel sottoterra…

Romanzo di crinale è ambientato in una zona non meglio precisata dell’Appennino. Leggendolo, alcuni elementi – su cui poi torniamo – lasciano pensare a uno di quei paesi dispersi tra Umbria, Marche e Abruzzo, magari toccati da un numero imprecisato di terremoti e ora oggetto di bandi europei per la loro rivitalizzazione. Non si spiega altrimenti la presenza della SIO, questa misteriosa società che si è intrufolata tra le esistenze dei personaggi del romanzo di Silvano Scaruffi (L’incantatrice di vermi, DietroMondo, Armadgat). Personaggi come Benga, Bartò, Freva della Valla, Ginasio, Bestio, che popolano questo libro senza un vero e proprio fine. Caratteristici e pittoreschi, parlano un linguaggio tutto loro – sebbene sia un’idea non male, a tratti si fatica proprio a comprendere il senso dei discorsi – e ammazzano le giornate alla bell’e meglio, senza che ci sia una trama solida a sorreggerli. Se lo si vuole vedere, c’è un messaggio, una sorta di critica a quelle realtà rapaci che, al fine di racimolare qualche soldo in più, vanno a intaccare i loci amoeni italiani. Questo e poco altro. Non che necessariamente debba esserci altro, ma quello che c’è – purtroppo – non basta.