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Romanzo fantasma

Romanzo fantasma

John Smith è bloccato in un letto. Gotta reumatica: una diagnosi scientifica, fredda e oggettiva. In buona sostanza John è costretto a stare a riposo, limitandosi a dialogare con se stesso e qualche raro visitatore. Smith è un degno rappresentante della middle class vittoriana, conservatore ed erudito, convinto della sua superiorità culturale e di pensiero rispetto alla “gente comune”. Anche “dall’alto” del suo letto. È così che l’immobilità forzata gli offre su un piatto d’argento la possibilità di approfondire ancora di più le sue riflessioni sull’uomo e sul mondo. Tra una chiacchiera con il medico e una con la padrona di casa, Mrs Hudson, insieme a varie altre apparizioni, John Smith affronterà con la lucidità e la razionalità che lo contraddistingue, temi esistenziali. Approfondirà la storia, darà giudizi su ciò che lo circonda: dai progressi scientifici alla scienza, dalla filosofia alla religione. Di fondo la consapevolezza della sua misera condizione esistenziale. In fin dei conti non è altro che un “vecchio vagabondo abbandonato senza amici e senza donne”…

Romanzo fantasma, un titolo che rappresenta perfettamente la storia (travagliata) delle prime sperimentazioni letterarie del padre di Sherlock Holmes, Arthur Conan Doyle. Ma partiamo dall’inizio. Le vicende del primo tentativo di Doyle di affermarsi come scrittore fanno i conti inizialmente con l’inefficienza delle poste inglesi. Il manoscritto scompare. La storia potrebbe tranquillamente finire qui, se non fosse che, come avrebbe fatto qualsiasi scrittore, Doyle fa un primo tentativo di riscriverlo. Sì, proprio dall’inizio e per intero. La conclusione? Come vuole la tradizione, dopo essere arrivato quasi alla fine, Doyle abbandona il manoscritto in un cassetto. Qualche anno più tardi è lo stesso autore a dichiararsi “sollevato” dalla mancata pubblicazione. In quel cassetto il manoscritto ci resta 132 anni. Fino a che Il Saggiatore non decide di recuperarlo e riproporlo con il titolo appunto di Romanzo fantasma. L’obiettivo? Rendere testimonianza degli inizi della carriera di Doyle. Un bagaglio impreziosito da un ricco apparato di note e dalla prefazione dell’anglista Masolino D’Amico. Ogni pagina anticipa sottilmente lo stile e le tematiche che caratterizzeranno negli anni successivi i racconti del creatore di uno dei detective più amati della storia della letteratura. Una sorta di autoritratto giovanile dello stesso Arthur Conan Doyle, un manifesto del suo pensiero e delle tematiche che diverranno centrali nei romanzi successivi. Un pezzo di storia letteraria unico che, seppur evidenziando le incertezze e lo stile ancora acerbo dello scrittore, ne anticipa la grandezza. Con un occhiolino a quella che sarà la novità della narrativa del Novecento, Doyle sposta la storia dall’esterno all’interno del personaggio. John Smith, vittima di una convalescenza forzata, è obbligato a osservare e riflettere su ciò che vede, sente e prova tra le quattro mura della sua camera da letto. Un Doyle inedito, assolutamente da conoscere.