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Romulus - La città dei lupi

La città dei lupi. Romulus vol.3

VIII secolo avanti Cristo, Lazio. Il bosco sacro dei Ruminales, la tribù che venera Rumia, la dea dei lupi, è bruciato. I Velienses che hanno appiccato il fuoco hanno braccato e catturato coloro che non sono morti, anche la Lupa è finita in una rete tesa da due guerrieri del brutale Re Spurius e mentre la portavano via ha gridato a Yemos di fuggire. Il nipote di Re Numitor, l’erede al trono di Alba Longa, il presunto fratricida del gemello Enitos cerca di far perdere le sue tracce tra gli alberi coperti dalla cenere, ma invano: viene catturato anche lui e rinchiuso in una grossa gabbia di legno trasportata da un carro e trasportato a Velia. La gente insulta i prigionieri al loro passaggio: “Cani, a morte!”, finché tutti – feriti, disperati, sconfitti – vengono gettati in una grossa fossa profonda ad attendere il loro destino tra gli escrementi e il fango. Rumia a quanto pare li ha abbandonati. L’ex schiavo Wiros invece non ha perso del tutto la speranza: con una trentina di altri Ruminales scampati alle fiamme, tra i quali la Bambina Bianca, oracolo della tribù, è in fuga nei boschi. Devono trovare un rifugio sicuro, un luogo in cui ricominciare. Sbucano proprio nei pressi della casa di Eùlinos, il vasaio di origine greca che sta ospitando – sfidando l’ira di Amulius, re di Alba Longa – Lausus, figlio del defunto Re di Gabi, e soprattutto l’ex Re Numitor ormai morente e sua figlia Silvia. Eùlinos decide di sfamarli e aiutarli, sente di non poter fare altrimenti. Quella gente ha qualcosa di fiero, di feroce. Fanno pensare a lupi. A Gabi intanto Ilia, la giovane spietata guerriera figlia di Amulius, è furiosa. I luogotenenti di Re Ertas – che lei stessa ha ucciso – non vogliono svelare il luogo in cui è nascosto Numitor nonostante a causa del digiuno e delle torture siano più morti che vivi…

Al mantovano Luca Azzolini, che nonostante la giovane età vanta già un curriculum letterario significativo nell’ambito del fantasy per adulti e ragazzi, è stata assegnata la novelization della serie televisiva prodotta da Sky Original creata da Matteo Rovere, da lui diretta assieme a Michele Alhaique ed Enrico Maria Artal e sceneggiata da Filippo Gravino, Guido Iuculano e dallo stesso Rovere. Come di consueto in prodotti editoriali del genere, il romanzo di Azzolini segue fedelmente il susseguirsi delle vicende della serie, ma è comunque lettura gustosa e tutt’altro che inutile per il pubblico televisivo perché sviluppa personaggi secondari e narra eventi rimasti a margine della sceneggiatura finale ampliando, di fatto, la trama della serie. Con una maggiore profondità narrativa dunque – ma sempre istintivamente con negli occhi la visionaria crudezza del Romulus televisivo – seguiamo la deposizione di re Numitor e la sua cacciata in esilio, le trame per la conquista del potere da parte di Amulius e della sua feroce sposa Gala, le vicissitudini sanguinarie dei luperci (compreso il reietto Wiros, che costruirà qui, non senza ombre, la propria dignità) in un bosco abitato dal terrore, la lotta di Yemos per riconquistare il suo retaggio regale. Il lavoro di Azzolini è perfettamente nel solco di quello di Rovere, che così ha descritto la sua lettura del mito eterno della fondazione: “La tradizione epica adombra un nodo potente: lo scontro fra l’uomo e la ferinità. Ferinità che può essere esterna, e allora sono la natura e i nemici, oppure (soprattutto) interna, e allora sono le passioni e le paure. L’alterità, insomma, diviene il centro del racconto, un’alterità che l’uomo arcaico teme, divinizza, invoca, esorcizza. E l’eroe emerge dall’abisso delle sue passioni: le domina, addomestica e supera con nuovi valori benigni e magnanimi, i valori “moderni”, che fondano una nuova convivenza”. E anche le coloriture fantasy della serie televisiva si riverberano nella saga letteraria, generando un continuo rimpallo tra reale e onirico che confonde il nostro sguardo inevitabilmente materialista e porta di nuovo in superficie la nostra percezione pre-moderna del mondo attorno a noi, minaccioso, oscuro e misterioso.