Salta al contenuto principale

Romulus - La regina delle battaglie

La regina delle battaglie. Romulus vol.2

VIII secolo avanti Cristo, Lazio. In una buia fossa nel Campus Sceleratus la giovane Ilia, figlia di Amulius, re di Alba Longa, è in preda al terrore e alla disperazione. Nuda e ferita, sta picchiando sulla lastra di pietra che sigilla quella che sta per diventare la sua tomba. È stata sepolta viva secondo l’antica legge dai suoi genitori, dalle sacerdotesse e dai suoi concittadini per aver amato Enitos, uno dei due gemelli eredi del re Numitor, nonostante il suo voto di castità da vestale e per aver spento il sacro fuoco nel tempio della Grande Madre Vesta. Ilia prega gli dei, ma proprio quando stremata sta per cedere alla disperazione, qualcuno scoperchia la fossa. Di sicuro un dio ha risposto alle sue invocazioni: la ragazza cade preda di una visione, vede “migliaia di cavalli ossuti, dalla carne a brandelli, correre sopra i campi di battaglia, soldati e guerrieri sollevarsi e cadere di nuovo e rialzarsi ancora sopra le dure zolle del suolo per ricominciare a battersi finché più niente restava di loro, nemmeno il ricordo”. Ilia lo avverte con chiarezza, c’è un dio che la scruta fino in fondo all’anima, un dio che conosce tutti i suoi segreti. Ora lei è sua, per sempre. Ora dovrà compiere la sua volontà. Poco prima dell’alba, camminando incerta come un essere risorto dalla tomba – e non è forse proprio così? – Ilia raggiunge le mura di Alba Longa. Ai soldati di guardia appare “più pallida della luna o del bagliore delle stelle”, ha le mani sporche di sangue e le unghie spezzate, gli occhi fissi nel vuoto, il cranio rasato e ferito, il corpo nudo coperto di lividi. Le ancelle di suo padre Amulius e di sua madre Gala prendono in consegna la ragazza, la lavano con latte di capra, la scaldano e la nutrono. La regina è profondamente turbata e si pone angosciosi interrogativi. Come ha fatto a tornare dalla morte? È questo un presagio, un segno? Gli dei vogliono dunque che Ilia viva nonostante il sacrilegio che ha compiuto? Intanto Amulius cerca di parlare con la figlia, avverte in lei una forza oscura, qualcosa di non più umano...

Al mantovano Luca Azzolini, che nonostante la giovane età vanta già un curriculum letterario significativo nell’ambito del fantasy per adulti e ragazzi, è stata assegnata la novelization della serie televisiva prodotta da Sky Original creata da Matteo Rovere, da lui diretta assieme a Michele Alhaique ed Enrico Maria Artal e sceneggiata da Filippo Gravino, Guido Iuculano e dallo stesso Rovere. Come di consueto in prodotti editoriali del genere, il romanzo di Azzolini segue fedelmente il susseguirsi delle vicende della serie, ma è comunque lettura gustosa e tutt’altro che inutile per il pubblico televisivo perché sviluppa personaggi secondari e narra eventi rimasti a margine della sceneggiatura finale ampliando, di fatto, la trama della serie. Con una maggiore profondità narrativa dunque – ma sempre istintivamente con negli occhi la visionaria crudezza del Romulus televisivo – seguiamo la deposizione di re Numitor e la sua cacciata in esilio, le trame per la conquista del potere da parte di Amulius e della sua feroce sposa Gala, le vicissitudini sanguinarie dei luperci (compreso il reietto Wiros, che costruirà qui, non senza ombre, la propria dignità) in un bosco abitato dal terrore, la lotta di Yemos per riconquistare il suo retaggio regale. Il lavoro di Azzolini è perfettamente nel solco di quello di Rovere, che così ha descritto la sua lettura del mito eterno della fondazione: “La tradizione epica adombra un nodo potente: lo scontro fra l’uomo e la ferinità. Ferinità che può essere esterna, e allora sono la natura e i nemici, oppure (soprattutto) interna, e allora sono le passioni e le paure. L’alterità, insomma, diviene il centro del racconto, un’alterità che l’uomo arcaico teme, divinizza, invoca, esorcizza. E l’eroe emerge dall’abisso delle sue passioni: le domina, addomestica e supera con nuovi valori benigni e magnanimi, i valori “moderni”, che fondano una nuova convivenza”. E anche le coloriture fantasy della serie televisiva si riverberano nella saga letteraria, generando un continuo rimpallo tra reale e onirico che confonde il nostro sguardo inevitabilmente materialista e porta di nuovo in superficie la nostra percezione pre-moderna del mondo attorno a noi, minaccioso, oscuro e misterioso.