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Rosa candida

rosacandida

Il ventiduenne Arnljótur Thórir, detto Lobbi, decide di lasciare l’Islanda per l’Europa. È da quando è morta sua madre in un incidente automobilistico che ci pensa. Con lei aveva un rapporto speciale e la voce dell’ultima telefonata ancora gli risuona nelle orecchie. Le piante, le rose e la serra sono una passione comune. Per la cena prima della partenza, l’anziano padre ha deciso di cucinare qualche cosa di speciale, un piatto preso dal libro di ricette della mamma: merluzzo in padella con erba cipollina e patate. Con loro c’è anche Jósef, suo fratello gemello, è autistico con problemi di apprendimento e per questo vive in un istituto. Lobbi va nella serra a prendere le talee di rosa che porterà con sé. Poco dopo arriva suo padre. Lobbi sa che avrebbe preferito vederlo iscritto all’università e che pensa che lui stia fuggendo dalle sue responsabilità. Ha una figlia di sette mesi nata da «un quinto» di una notte d’amore con Anna, una ragazza conosciuta per caso. Assiste al parto, ma vede poche volte la piccola Flóra Sól. È pronto a partire con tre talee di rosa candida, una specie rara a otto petali, che rappresenta la sua mamma e una foto della bambina nel portafoglio. La meta è un monastero del Nord Europa con un roseto fuori dal comune con 250 specie diverse. Vuole lavorare lì come giardiniere e piantarci anche la sua di rosa...

Rosa candida è il romanzo d’esordio di Auður Ava Ólafsdóttir e racconta di un giovane uomo diventato padre molto presto. Lobbi parte per l’Europa con tre talee di rosa candida molto rare e una foto di sua figlia: è tutto, un bagaglio leggero. Questo cammino personale è per ritrovarsi, per diventare adulto e cambiare. Lui è un brillante studente, che ha scelto di andare a togliere le “erbacce” non è un vagabondo naif. La domanda di partenza del romanzo è come può un giovane uomo diventare un padre? Il lettore non sa dove va Lobbi, né dove si trovi questo magnifico roseto, è l’autrice che lo crea immaginandolo. Un giardino che migliora e rivive sotto le cure del giovane, metafora dell’animo umano che rifiorisce, lasciando entrare, a poco a poco, luce e poesia. La prima parte del romanzo è il viaggio per arrivare al convento. L’esordio in Europa è con un attacco di appendicite: il ricovero in ospedale, l’intervento e, ospite dell'ex compagna di scuola Thórngunnur, Lobbi fa una breve convalescenza. Fin dalle prime pagine è evidente la sua timidezza e l’essere impacciato nei confronti delle donne. Le desidera certo, ma non che cosa dire e come farlo. Solo quando parla di botanica è perfettamente a suo agio e con la lingua sciolta, è il suo mondo. All’arrivo nel paesino del convento l’atmosfera cambia. I monaci dapprima diffidenti, nel veder tornare il giardino agli antichi splendori, guardano Lobbi con indulgenza prima e considerazione poi. Tra tutti spicca Padre Tommaso, che ogni sera si beve un bicchierino mentre guarda un film, è un appassionato e raffinato cinefilo. Lobbi va da lui per un consiglio: sulla vita, sulla morte, sull’amore, su Anna e lui gli risponde sempre con un film. Da queste serate egli scoprirà in sé un sentimento inaspettato, il desiderio di famiglia. Rosa candida è una gemma preziosa, pura e delicata. È un romanzo intimo, reale e semplice, senza incanti o sentimentalismi. Auður Ava Ólafsdóttir crea scene in cui ogni gesto ha un suo significato e una sua importanza, ci sono i momenti per il silenzio, quelli per il corpo e quelli per le persone. È grazie al magnifico lavoro di Stefano Rosatti, traduttore ufficiale dell’autrice, che possiamo apprezzare questo romanzo, ha trattato questa rosa senza sgualcirne neanche un petalo. “Finché si è vivi, finché i giorni non sono contati, nessun giorno è uguale a un altro”, questa è la speranza di Lobbi. E forse anche la nostra.