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Rosshalde

Rosshalde

Johann Veraguth è un famoso pittore e i suoi quadri sono esposti nelle mostre più importanti d’Europa. Con la moglie Adele ha acquistato e ristrutturato la proprietà di Rosshalde, una vecchia residenza in stato di abbandono, attorniata da un enorme giardino dominato da un magnifico lago. È la realizzazione di un sogno. In quella casa condivideranno l’amore e la gioia della famiglia. Johann ha demolito e ricostruito a suo piacimento il vecchio padiglione che tempo addietro sormontava il lago, per realizzare uno studio in cui dipingere e trascorrere gran parte della giornata. I due coniugi si amano nonostante le differenze caratteriali, ma spesso il pittore percepisce come un peso l’accondiscendenza e la serietà della moglie, donna taciturna e grave, al contrario di lui, uomo dallo spirito vivace e leggiadro. Presto nella loro vita arriva il piccolo Albert e le gioie (come le preoccupazioni) per lui tengono la coppia in un equilibrio instabile, come corde tese allo spasimo. A gravare sulla crisi tra i due coniugi è il fatto che il bambino si affeziona alla madre escludendo il padre; quest’ultimo ne risente fortemente e attribuisce la causa del comportamento del figlio alla moglie; ciò, gradualmente, lo allontana, da entrambi. Albert all’età di otto anni si ammala gravemente. La disperazione per la malattia unisce nuovamente i due coniugi, che diventano complici e amanti davanti alla paura della morte del figlio. In quel periodo nasce anche Pierre. La gioia di Johann per l’arrivo di questo bambino è indescrivibile. Ora è molto attento in ogni suo comportamento affinché non si ripeta ciò che si è verificato con il figlio maggiore. Nel frattempo Albert guarisce, ma il rapporto con il padre è così rovinato che il ragazzo viene bruscamente allontanato da casa. Adele è distante e mantiene un silenzio irritabile nei confronti del marito per il quale prova rancore, dopo quella decisione troppo drastica e accetta volentieri che Johann si trasferisca nelle stanze del suo laboratorio e viva ormai come uno scapolo. L’unione familiare è definitivamente compromessa. L’unico a non accorgersi del disastro è Pierre, che gode (e un po’ ne approfitta) dell’amore morboso e possessivo del padre e di quello dolce e protettivo della madre…

“… L’iris azzurro era caro al bambino più di ogni altro fiore, e gli appariva importante perché ai suoi occhi costituiva il parametro e l’esempio di tutto ciò che è degno di nota e oggetto di meraviglia…”. Nel 1918 Hermann Hesse scrive la fiaba Iris, dedicata alla moglie Maria Bernoulli e lo stesso anno decide di separarsi da lei, dopo quattordici anni di matrimonio e tre figli: Bruno, Heiner e Martin. Hermann, ventiseienne, aveva sposato Maria di nove anni più grande e che all’epoca era una fotografa, perché attratto dallo spirito forte e indipendente di lei. I due si amano, viaggiano molto insieme e decidono di trasferirsi a Gaienhofen sul lago di Costanza per condividere la vita coniugale lontani dallo stress cittadino. Purtroppo l’indole libera e irrequieta di Hesse presto si scontra con il temperamento solitario della moglie e l’uomo volentieri lascia il tetto coniugale alla ricerca del fascino di terre remote, lontano dagli ambienti borghesi ai quali ha sempre ambito, ma che, nel contempo, sono per lui devastanti. Maria soffre fortemente per le lunghe fughe del marito, fino a che nel 1918 si manifestano i primi sintomi di una malattia psichica che comporterà l’internamento della donna in una clinica. Hermann nonostante abbia già maturato l’idea della separazione, continua a considerare la moglie forte e meravigliosa, a prescindere dalle sue fragilità. Rosshalde è l’ultimo dei romanzi giovanili di Hermann Hesse e costituisce una “biografia dell’anima”, come tutti i suoi libri, scritta tra il 1912 e il 1913, nel periodo successivo al rientro da un viaggio in Indonesia, con l’amico Hans Sturzenegger, ma antecedente alla separazione dalla prima moglie. Potrebbe sembrare una storia come tante, quella di un amore finito perché logorato dalla monotonia della quotidianità. Hesse invece prende queste dinamiche e le analizza al microscopio, sezionando ogni intima riflessione e lasciando un quadro dai colori opachi che si proietta nel futuro della sua vita. Johann e Adele, i protagonisti del romanzo, sono due coniugi con forti dicotomie. Lui è un pittore famoso – come lo è stato anche Hesse – e porta il nome e la tempra del padre del poeta tedesco. Johann Veraguth è un uomo egoista che si scontra bruscamente con l’arrendevolezza della moglie e con l’irruenza del figlio maggiore che reclude in collegio. L’uomo soffre il peso oscuro del fallimento della ricerca della felicità e si aggrappa con morbosa dipendenza al figlio minore, l’unico ignaro, apparentemente, della realtà che lo circonda. L’arte diventa per lui distrazione dal peso ingombrante delle proprie responsabilità e domina prepotentemente le giornate uggiose della sua esistenza, lasciando alla fine, poco spazio anche all’amore verso il figlio prediletto. Tutto questo fino al giorno in cui nella Residenza di Rosshalde, arriva l’amico fraterno, Otto Burkhardt, il suo alter ego, che aprirà delle falle in quella clausura, e lo indurrà a profonde riflessioni introspettive che porteranno al cambiamento radicale della propria vita. In Rosshalde non ci sono colpi di scena: è un fluire armonioso di eventi che accompagna i personaggi fino alla consapevolezza della loro natura profonda, attraverso una narrazione elegante e leggera. La scrittura è scorrevole, ordinata e accompagna piacevolmente il lettore in un percorso dai toni romanzeschi ma dalle riflessioni filosofiche importanti che sublimano emozioni profonde e lasciano, alla fine, una sensazione di sconvolgimento interiore.