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Saluterò di nuovo il sole

Saluterò di nuovo il sole

K si chiama come un forte e potente re persiano perché Baba, suo padre, prima che venisse al mondo, ha sognato che il suo ragazzo, il suo figlio minore, sarebbe diventato in futuro nientedimeno che lo scià. Ma a K non piace quel nome così altisonante, perché non si sente né forte né potente, e non apprezza che il papà lo declami a voce piena: lui vuole farsi chiamare K, non vuole nemmeno un altro nome per intero, come Justin e Shawn, i fratelli, né come Johnny, il suo vicino di casa, alla cui porta K va a bussare presto ogni mattina, anche di venerdì, e talvolta Cynthia, la madre, mentre si prepara il caffè e non ha ancora finito la prima sigaretta della giornata, gli deve dire che il figlio sta ancora dormendo, o Christian, l’altro amico più caro. Gli basta l’iniziale. Quelle origini esotiche gli pesano, lui vuole sentirsi a tutti gli effetti semplicemente un ragazzo americano di nove anni, che vive a Los Angeles e che sta per festeggiare il suo compleanno. Anche per questo oggi non dice niente al padre: è contento, e pure Baba, che è tornato a casa con una manciata di biglietti da venti. K ne sottrae furtivamente uno, e lo dà a Maman: così almeno qualcosa è al sicuro. Poi vanno sulla spiaggia, e K, col papà, si tuffa per la prima volta nell’oceano…

La gioventù ha un solo pregio: passa velocemente, e se le si sopravvive se ne esce rinforzati. L’età acerba è per definizione complicata, infatti, soprattutto se la vita che si pensa di desiderare non è quella che si crede che gli altri immaginino, se non ci si riconosce in ciò che è intorno, in mentalità vetuste e diverse e in un destino che pare già scritto, e il protagonista di questo bellissimo romanzo, un esordio potentissimo e compiuto, un solenne, solido e sontuoso coming of age dal respiro epico, intimo, personale e collettivo e universale assieme, pieno di struggimento e di coraggio, che si legge d’un fiato perché la sua levità è fatta di profonda empatia e passaggi narrativi credibili raccontati con grazia, chiarezza e delicata emozione, è lontano anni luce da quell’idea di mascolinità tossica che tante storture ha fatto venire al mondo nella società contemporanea sempre più malsicura e infida, che ne è stata intrisa a tal punto che di molte pecche non ci si accorge più nemmeno. Cresce in America, viene portato via, torna e ricomincia, con molte cicatrici in più e sentendosi sempre fuori luogo, fuori posto, sbagliato, per ciò che è e per ciò che prova, ma senza mai perdere la speranza.