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Santa

Santa

Che cosa succede quando, al posto del tanto atteso figlio maschio, nasce una femmina? Santa e la sua famiglia lo sanno più che bene. Santa viene alla luce a Pontecagnano Calabro, portando con sé la fragilità di chi nasce dopo la primogenita e figlia prediletta, Beatamaria. Fin da bambina, infatti, è costretta a vivere sotto il peso di un confronto impari: quello dell’essere sempre la seconda, al punto da dover celare perfino la propria statura, superiore a quella della sorella, pur di non ferirne l’orgoglio. L’unica figura capace di offrirle ascolto e protezione è la nonna, che diventa per lei una sorta di voce fuori campo in un ambiente rigido e patriarcale. Durante l’adolescenza, Santa reincontra Gianni, un vecchio compagno di scuola di origini siciliane, e intravede in lui la possibilità di sfuggire al proprio destino trasferendosi al Nord per ricominciare una nuova vita. Ben presto, però, le sue aspettative vengono deluse: Gianni si rivela per ciò che è davvero, un uomo volubile e possessivo, i cui scatti d’ira si trasformano in parte integrante di una quotidianità insostenibile e violenta. La nascita del primogenito Tommaso è la scintilla che spinge Santa ad affrontare la realtà: scegliendo il divorzio e la vita da madre single, deve anche misurarsi con il giudizio sociale riservato alle donne che osano sottrarsi al ruolo imposto. Poco alla volta, conquistando la propria indipendenza lavorando come modella di abiti da sposa, Santa conosce Mauro, un uomo sposato con il quale intreccia una travolgente e intensa relazione amorosa. Ma ancora una volta si trova di fronte a una sfida dolorosa: il muro di bugie costruito da Mauro e una decisione destinata a cambiare il corso della sua vita. A questo punto, Santa è chiamata ad una scelta definitiva: restare intrappolata in una relazione senza futuro o intraprendere finalmente un cammino di autonomia e libertà, cercando di spezzare la catena di rinunce e dipendenze che l’ha accompagnata sin dall’infanzia...

Santa, esordio di Rosanna Turone, si inserisce con naturale coerenza, per stile e per costruzione della protagonista, nella fortunata collana Le fuggitive di NN Editore, che attraverso la sua solida storia editoriale restituisce la voce a un universo femminile spesso trascurato. Le vicende di oblio e sofferenza, ma anche di rinascita e riscatto, che hanno per protagoniste queste donne spalancano uno sguardo su temi cruciali come il patriarcato, la violenza di genere e il lungo percorso di emancipazione femminile. Santa è una donna come tante: impossibile non riconoscersi nei suoi pensieri, nel suo percorso di vita, nella sua voglia di fuggire lontano e di trovare una dimensione che non sia ampiamente costrittiva. È il racconto di una protagonista divisa tra fragilità e forza, tra desiderio di emancipazione e il richiamo di un destino, prima familiare e poi strettamente personale, che sembra volerla ingabbiare a tutti i costi. Turone tratteggia con grande maestria le tribolazioni di una donna che lotta contro i condizionamenti sociali, familiari e interiori, cercando un riscatto che non è mai lineare né privo di dolore. La narrazione si sviluppa come un mosaico di episodi che intrecciano la dimensione intima della protagonista con quella corale di un mondo che la osserva: la sorella Beatamaria, Gianni e poi Mauro, il figlio Tommaso, e l’amatissima nonna. In una breve conversazione con Santa, le parole della nonna risuonano come un potente grido femminista che attraversa l’intero romanzo. “Avevano preso il vizio di cucire la bocca alle femmine quando morivano. Ai maschi no perché dicevano che stava più ferma, siccome gli mettevano il colletto della camicia alto e rigido, a volte gli attaccavano sotto al colletto un giro di cartone che gli faceva tenere la bocca ferma. A loro li aggiustavano così. Alle femmine gli cucivano la bocca. Io però a mia mamma non gliel’ho fatta cucire e te lo dico a te così te lo ricordi, vedi che io non la voglio la bocca cucita, Santa, hai capito? Io ho parlato sempre e quello che voglio dire lo devo dire pure da morta. Hai capito?”. È con questo spirito e secondo questo insegnamento che la figura di Santa emerge al tempo stesso fragile e indomita, ma finalmente libera da costrizioni. Senza mai cadere nella retorica o nel sentimentalismo, il romanzo si distingue per la capacità di dare voce a una femminilità autentica, complessa, spesso scomoda, ma profondamente vera. Santa è un racconto di resistenza e ricerca di sé, che invita il lettore a riflettere sul significato di libertà, sacrificio e amore, restituendo il ritratto vivido e universale di una donna che non smette di interrogarsi e di lottare.