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Santi numi

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Parma, tra l’inizio e la metà degli anni ’80. Enore Ziveri, sposato con Norma Guatelli, è un uomo stimato e conosciuto perché ha una gastronomia in zona Molinetto, dalle parti della via Spezia. La coppia, ormai anziana, non ha mai avuto figli, nonostante i vari tentativi. Una sera, mentre l’uomo è da solo in bottega per sistemare le ultime cose e i taglieri e l’affettatrice per il giorno dopo, gli compare un angelo. O almeno questo è quello che raccontano molte donne del quartiere. Quando si accorge di quella presenza, Enore Ziveri si spaventa molto ma quello gli dice di non temere e gli annuncia che finalmente lui e sua moglie avranno un figlio, una cosa che ci teneva a dirgli personalmente perché sa quanto ci hanno sofferto e quanta pazienza ha sempre avuto con tutte le clienti che, fuori alla porta della gastronomia, parlano della sterilità di Norma, “Cosa che, devo dire, ho ammirato molto, perché a me, se devo dirtela tutta, mi sarebbe forse scappata la pazienza, al posto vostro”… La beata Iris Robuschi è molto nota dalle sue parti per la cura e la pazienza con cui accudisce i malati. Di qualunque male soffrano, lei prega per la loro salvezza, poi tira fuori un panetto di burro dalla borsa frigo che porta sempre con sé e li unge su tutto il corpo. Ma nel maggio 1986 accade che Iris incontra un idraulico che ha male ad un polso… La venerabile Maria Bonardi parla con gli animali. Racconta ai piccioni la sua letizia, urla ad una lepre in fuga il suo amore, chiacchiera con cani, gatti, pantegane e persino serpenti. “Ma nessuno degli animali ha mai capito una parola”… Nel febbraio 1975, un importante agricoltore della zona tra Reggio e Mantova di nome Renzo Davoli, abituato a sentirsi superiore a qualsiasi legge decide di sposare Laura, moglie di suo fratello Filippo, quando i due non sono ancora separati. Non ha fatto, però, i conti con il suo medico, lo stimato Giovanni Benatti, molto amato per la sua capacità di guarire malattie che altri non riescono a debellare. Benatti riesce persino a curare i seri problemi di fegato che affliggono il Davoli semplicemente posando le mani sul lato destro del suo ventre. Durante una delle visite di rito, il dottore dice al prepotente paziente che non va mica bene quella cosa della Laura, ma quello gli risponde di non “rompergli i maroni” e lo caccia malamente di casa. Da quel giorno, i garzoni del Davoli prendono a stazionare davanti a casa del dottore e a seguirlo ovunque. Alla fine di febbraio Renzo Davoli organizza una grande festa in trattoria per il suo compleanno e invita tutte le persone importanti del paese per mostrare la sua ricchezza e per annunciare le prossime nozze con sua cognata. Per sfregio, invita anche il dottor Giovanni Benatti, che ad un certo punto gli urla “Renzo, smettila, non puoi tenere la moglie di tuo fratello!”. Proprio mentre gli sgherri di Davoli lo afferrano, si sente una musica allegra ed entra Lauretta, la figlia quattordicenne di Laura. Davoli, visibilmente ubriaco, resta a bocca aperta a guardare la giovane nipote che si muove come una donna e, completamente soggiogato, le dice di chiedergli qualunque cosa e lui glielo avrebbe donato…

Vi sembra di riconoscere qualcosa di familiare in queste storie? Siete sulla strada giusta. Questa raccolta di trentuno racconti, ambientati nella pianura padana degli anni ’70 e ’80, comprende dodici storie più lunghe e altre brevi, alcune veri microracconti di soltanto una pagina, per i quali Jacopo Masini – autore di romanzi, racconti, testi teatrali e insegnante di scrittura creativa – attinge a piene mani dalla tradizione biblica del Vecchio e Nuovo Testamento, dai Martirologi, dalle agiografie antiche e medievali. Si tratta, quindi, di storie che ci è facile riconoscere perché le conosciamo da sempre, in quanto parte integrante della nostra storia, della nostra cultura, che è anche iconografica. Queste figure così familiari, però, Masini le sposta in un contesto assolutamente nuovo, bizzarro, dissacrante e le illustra con un intento demistificante ma mai offensivo e irridente, giusto con un pizzico di irriverente presa in giro e tanta ironia. Incontriamo così un angelo che annuncia ad un anziano proprietario di una gastronomia che avrà un bambino dalla sua altrettanto anziana moglie e dopo qualche riga riconosciamo Zaccaria ed Elisabetta; lo stesso angelo, dopo aver comprato un pacco di biscotti, annuncia una gravidanza anche alla giovane Maria, commessa in un supermercato Conad, che a diciassette anni sta per sposare il più adulto Giuseppe, in carrozzina perché paralizzato dalla vita in giù, e anche loro assomigliano decisamente a qualcuno assai noto. E poi c’è un Giovanni Battista che invece si chiama Benatti e fa il medico condotto, un Francesco figlio di un ricco concessionario di trattori che si spoglia dei suoi averi e smette di passare le serate a caricare ragazze sulla sua BMW e a bere Lambrusco, per ritirarsi in una capanna. Ma anche un san Giorgio che combatte un rospo gigante, una storia di possessione che finisce letteralmente in vacca, un tale che diventa “beato e santo protettore della gente che a causa loro il mondo è spesso un posto di merda”. E poi Ambrogio, Giona e la sua balena, una procace Giuditta alle prese con un simil Oloferne mafioso. Tutti loro, santi beati e profeti, ora più somiglianti ai loro modelli ora assai più ordinari, come fossero curiosi mistici del quotidiano, tutti stravaganti abitanti provinciali della bassa padana piuttosto rozzi, le cui gesta sono estrapolate dal narratore da fonti altrettanto improbabili che fanno sorridere già dai titoli. Masini ha detto di essere stato sempre un appassionato lettore di vite di santi e di personaggi biblici che quindi fanno parte di un patrimonio personale, che però è anche assolutamente collettivo. Lo spunto gli è venuto dopo una gestazione di diciotto anni, ha raccontato, “da una considerazione molto semplice, e cioè dal fatto che accettiamo – e prendiamo per veri – certi racconti agiografici soprattutto perché sono molto lontani da noi nel tempo. Essendo passati secoli, quindi, tendiamo ad assecondare quei racconti, sospendiamo facilmente la nostra credulità. Ma se Maria fosse una giovane donna di Parma vissuta negli anni ’80? Se san Francesco fosse vissuto nella bassa negli stessi anni? Cosa penseremmo di loro, delle cose che ci raccontano gli siano accadute?”. Dice infatti nella prefazione, “D’altra parte, qualcuno possiede un sistema infallibile per separare il vero dal falso? No è forse, sempre, alla fine, una questione di fede […] che prestiamo alla voce e all’autorevolezza di colui o di coloro che ce lo raccontano”. Molte storie sono quasi fedeli alle originali, nonostante la cornice moderna, altre sembrano pettegolezzi di paese, altre sono microracconti grotteschi e surreali di (presunte?) virtù, in altre ancora fanno capolino detti e tradizioni della valle del Po, ma tutte sono impregnate di vizi e pregi moderni. La scrittura permette questa operazione tra finzione e realtà, ovvero spostare i fatti in altre epoche per vedere che succede, dice Masini, così come per spiegare la malinconia e il tragico che si cela dietro il comico, aggiunge, “Mi piace moltissimo mescolare stati d’animo, genere e spunti. Passare dalla commedia all’orrore, o da situazioni surreali ad altre più sentimentali in poco spazio. Penso sia esattamente quello che accade continuamente a noi esseri umani qui sulla terra, passiamo in un attimo dalla gioia allo sconforto, o dall’orrore all’amore, o viceversa. E amo anche i meccanismi della comicità e della drammaturgia o cinematografia, perché sono degli ottimi strumenti per inventare”. Questi meccanismi l’autore li padroneggia bene, per esempio utilizza spesso quella caratteristica, tipica delle storie raccontate oralmente, per cui ad una serie di particolari poco utili se non ad aumentare l’attesa all’improvviso fa seguito una chiusa con una battuta fulminante. Perché la scelta di ambientare le storie in quegli anni? Ha detto Masini che i 70’ e gli 80’ (talvolta compaiono anche i ’90) sono gli anni in cui è cresciuto ma, soprattutto sono gli ultimi di un’epoca predigitale, senza internet, nei quali la vita di paese si svolgeva buona parte in osteria. I personaggi di Santi numi, quasi sempre santi per caso o loro malgrado, vivono in bilico tra vero e falso, e parlano, si è detto, un italiano regionali e dialettale, anche un po’ colorito come è giusto che sia. Codice linguistico basso, ironia sorniona, tono scanzonato per raccontare bislacche agiografie, profezie e vicende bizzarre, ma anche mistiche, su uno sfondo rurale: il risultato è una antologia deliziosa che sembra incastonarsi con agilità e in chiave moderna nella tradizione novellistica italiana rinascimentale, bonariamente irriverente e divertente. Per parte sua, Jacopo Masini dice di essersi ispirato a Luigi Malerba, Giovanni Celati, Ermanno Cavazzoni, Jacopo da Varagine, Guareschi. Se avete voglia di una lettura leggera e divertente, pure ispirata da una matrice profondamente colta, non perdetevi le storie di queste vite che – dice Masini – “sono tutte vere e quindi tutte inventate”.