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Sapere

sapere

Il cuore del sapere umano è l’analogia, cioè approdare ad una valutazione basata su è come e non meno di o più di. Per questo troviamo lo stesso identico grado di complessità e la stessa stratificazione culturale in Johan Sebastian Bach e la musica folk americana. Il sapere dunque è l’acquisizione consapevole che un prodotto umano, sia esso un pensiero, una musica, una poesia non ha bisogno di essere catalogato, ma scavato, compreso, connesso. Si tratta di una lacerazione che deve permetterci di mettere sempre tutto in discussione, nello sforzo a volte disumano di cercare e magari trovare le connessioni fra letture di uno stesso evento e/o prodotto. Si tratta di un percorso che non ammette pregiudizi, ma la pazienza di intrecciare più segni per cercarne le affinità e le divergenze. Non è quindi un’operazione di catalogo, ma una lettura attenta delle sfumature che partendo anche da un episodio autobiografico permetta di trarne anche elementi universali, o semplicemente comuni, nella forma e nella sostanza. Si tratta di astenersi da ogni tipo di giudizio classificatorio per apprezzare, anche da un punto di vista estetico, ogni manifestazione dell’essere umano come segno contemporaneamente di quel momento, di cui ne sintetizza la complessità, e dell’eterno, di cui ne replica le tracce…

L’impresa di Alessandro Carrera, professore di Italian Studies and World Cultures presso l’università di Houston in Texas, di fornire una definizione moderna e funzionale della parola Sapere per la collana Parole Controtempo della casa editrice il Mulino è notevole: si tratta di un saggio concentrato in poche pagine, ma molto ambizioso, nell’oggetto e nel metodo, in particolare perché condensa una lettura comparata di marca non europocentrica, che cioè passa attraverso i classici del pensiero europeo, ma non ne fa l’unico riferimento, anzi. L’approccio poliedrico può essere a tratti spaesante, perché si passano in rassegna, senza un ordine cronologico e diacronico, ma unicamente tematico ed epistemologico, una serie di acquisizioni del sapere umano, che a prima vista sembrano di difficile organizzazione epistemica. Se da una parte si ripudia un approccio verticale e gerarchico, non si promuove neanche una semplicistica lettura sincronica orizzontale, perché si riconosce l’importanza e la concatenazione, non positivisticamente intesa nel rapporto causa-effetto, delle conquiste di sapere dell’uomo attraverso tappe progressive o comunque dialoganti: da qui la distinzione profonda fra sapere e cultura, con la definizione di sapere come ciò che resiste alla cultura. Il libro è scritto in modo effervescente ed affronta un campo molto complesso senza avere la pretesa dell’esaustività, ma con la presunzione di fornire un metodo di lavoro rivoluzionario: sapere è ciò che ci lascia “trasformati, trasfigurati … pronti a mettere da parte tutto quello che credevamo di sapere”, perché ci permette di costruire inferenze e connessioni utili a capire, sapere è perciò ricercare, conoscere e connettere, un’azione che per definizione è senza fine, ma con l’unico scopo di mettere in discussione paradigmi consolidati per aprire la mente ad altre e molteplici letture.