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Sarà estate e altre poesie

Sarà estate e altre poesie

Il piccolo mondo della Dickinson ci apre le porte e ci invita alla contemplazione e alla scoperta, in punta di piedi, con discrezione, dei suoi abitanti e delle loro vite. Leggiamo nella lirica di apertura (14): “Ho una sorella nella nostra casa / e l’altra alla distanza di una siepe. / Ce n’è una sola nei registri / ma l’una e l’altra sono mie sorelle […]”. Qui la poetessa narra e celebra, insieme, la sorella minore Lavinia e la cognata Susan, evocando gli svaghi comuni, “il tenersi per mano”, nell’infanzia lontana, “su e giù per le colline”. La casa di famiglia, i luoghi che da essa si contemplano, le attese, i sogni e i sentimenti sono elementi che caratterizzano ogni poesia. Li troviamo con forza, ad esempio, in 342, “Sarà estate, alla fine. / Signore con parasoli, / signori a passeggio col bastone / e bambine con bambole // daranno colore al pallido paesaggio / come fosse un bouquet luminoso, / e tuttavia lontano, trasportato nel marmo / si stende oggi il villaggio. / […] finché l’estate ripieghi il suo miracolo / come le donne ripiegano le vesti / o i preti i simboli / quando è compiuta la celebrazione”. E, infine, (1540), l’estate, compiutosi il suo destino, se ne va: “L’estate se ne andava / impercettibilmente, come il dolore / troppo lieve alla fine / per sentirlo come un tradimento / […] Il crepuscolo scese in anticipo / il mattino brillò straniero / con la grazia cortese ma dolente / dell’ospite che vorrebbe partire”…

Nuova edizione di un precedente quaderno delle poesie della Dickinson, uscito nel 2004 per lo stesso editore. Qui il numero delle liriche antologizzate sale a trentanove. In chiusura del libretto, in edizione numerata e tiratura di mille esemplari, leggiamo Al di là della siepe, breve saggio della curatrice Piera Mattei, che esordisce con una sorprendente, ma non infondata, analogia con Leopardi: “Il Leopardi nel romanticismo italiano e la Dickinson nel New England della seconda metà dell’ottocento sono i più grandi cantori della natura, i più sereni contemplatori della morte. Simile è il loro respiro, forse anche l’amore per l’ironia”. Ugualmente, sia per Giacomo che per Emily, il luogo privilegiato della poesia è la casa paterna, il suo volto fermo e severo su cui scorrono le ore, le stagioni, le luci e le tenebre; in cui nascono (e muoiono) affetti e speranze. La casa per Emily non è solo il luogo fisico che la separa dal mondo, ma si trasforma in un osservatorio speciale da cui guardare lontano scoprendo orizzonti sempre nuovi e meditando sulla natura e sul suo significato per gli esseri umani. Così le meditazioni divengono poesia, poesia vera e cristallina. Piera Mattei, collaboratrice delle pagine culturali di diversi quotidiani nazionali, poetessa e scrittrice, per le edizioni Via del vento ha tradotto anche Stelle, poesie di Emily Brontë (2005). È la fondatrice delle edizioni Gattomerlino.