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Scheria

Scheria

Scheria è un centro di accoglienza per adolescenti problematici sulle pendici dell’Etna in cui lavora Giulio, un insegnante che, abbandonato l’insegnamento nella scuola, ha deciso di provare un’altra via per eliminare da sé il senso di vuoto e di inutilità che lo attanaglia. Crede nella cultura, la ama, ma non è più sicuro che la strada scelta per trasmetterla sia quella giusta. In mezzo a quei giovani strampalati, pieni di storie truci e difficili da comprendere deve trovare una via per entrare nelle loro vite, per accendere il desiderio di sapere. La lettura di testi di letteratura diviene il mezzo per entrare in contatto con loro, ma anche lo studio delle tracce degli animali che popolano il mondo di Scheria. Gregorio è il responsabile del centro, un uomo generoso, combattivo, anch’egli amante degli animali con i quali Giulio instaura un rapporto empatico forte e che lo aiuterà ad entrare in contatto con i giovani, a trovare un linguaggio comune...

Un lungo racconto con una tematica attuale che è quella del compito dell’istituzione scolastica e della necessità per essa di rinnovarsi e di spogliarsi da ogni convenzione, per essere più vicina ai bisogni di chi deve diventare cittadino di questo mondo. Attraverso i pensieri del protagonista il lettore entra in contatto con la sua realtà di uomo che ha perso ogni motivazione, ogni mordente, che è deluso e sconcertato, pieno di insicurezza su ciò che è e quale sia il suo ruolo, la sua disillusione che però non riesce a scalfire il suo bisogno di provare emozioni di meraviglia verso la realtà e il mondo. La sua mente avvizzita è costretta a trovare percorsi alternativi, nuovi linguaggi, nuovi linguaggi comunicativi con giovani la cui vita li ha resi duri, impermeabili, sprofondati in una apatia emotiva che impedisce loro di guardarsi intorno, di aprirsi al sapere, irrigiditi nel buio delle loro esistenze spezzate. Le lezioni non possono essere convenzionali, devono divenire altro, devono poterli scuotere, arrivare a loro. Il vecchio modo di insegnare e di trasmettere la cultura non ha senso in quel luogo. Il cambiamento nei ragazzi è al contempo un cambiamento nell’insegnante che si scopre, conosce una parte di sé, che la modalità tradizionale di essere insegnante aveva occultato. Un racconto forte, dai temi interessanti ma raccontato con un linguaggio volutamene astruso, complesso e contorto, in cui costanti sono i richiami culturali, che spesso diventano soffocanti, figli di una cultura accademica che invece il testo sembrerebbe voler scardinare. Uno stile un po’ appesantito da giochi linguistici, riverberi di aggettivi e frasi dalla struttura sintattica complessa. Non di facile lettura neanche per chi quei rimandi storici e culturali può comprenderli senza esitazione. Un esercizio di erudizione che copre l’intento nobile di parlare della forza che ha la natura di accomunare gli animi e di cancellare le diversità, rendendo il testo complicato. Capricci di stile che dimostrano una grande cultura, una maestria linguistica non indifferente, ma che rende difficile la fruizione dei profondi messaggi che nasconde.