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Sciara

Sciara

Alle falde dell’Etna, a ridosso delle sciare infuocate dallo sferzante scirocco, c’è la consueta riunione familiare, convocata per realizzare il solito rito della spremuta dei pomodori. E di rito si tratta perché tutto, i gesti, i dialoghi, le relazioni, obbediscono a regole non scritte ma salde, scolpite da tempo immemorabile nel patrimonio culturale di famiglia. A dirigere le operazioni, com’è giusto che sia in una società matriarcale, è l’anziana nonna. Attorno a lei, un nugolo di figlie e figure femminili, presenti o evocate. Soprattutto, c’è la nipote Teresa, deputata a raccogliere il testimone dell’atavica ritualità. Nella sua memoria onirica, sotto la sferza della canicola, parte il flusso dei ricordi. Così balzano in primo piano figure della fanciullezza che assumono connotazioni mitiche, come il parroco, don Carmelo, figura carismatica, a metà strada tra il sacerdote e lo sciamano. O la zitella Anna, considerata vittima di un sortilegio che ne impedisce il matrimonio. Così il magico passato, nel gorgo del sogno, si incrocia e contamina con il presente...

L’autrice costruisce nel suo volume una cornice, entro cui colloca le schegge dei ricordi che si fanno racconto. Lo sfondo ambientale, descritto con minuzia, è l’area occidentale dell’Etna, scossa dalle bizze del vulcano ma anche, nel recente passato, dalle follie belliche dell’uomo. Qui staziona un’umanità che Mongiovì descrive con affetto e partecipazione, dando vita a gustosi quadretti, impreziositi da aneddoti, notazioni antropologiche, curiosità. Ne viene fuori un affresco gradevole, mitizzato, di una civiltà ancora fedele a certi valori, e che si avvia malinconicamente ad essere soppiantata dalla frenetica superficialità del mondo attuale. Una civiltà che si colloca ancora nella dimensione propria dell’uomo, in cui le relazioni personali sono genuine e non affidate alla gelida mediazione delle macchine.