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Sciascia l’eretico

Sciascia l’eretico

Contraddisse e si contraddisse, Leonardo Sciascia. Da uomo di tenace concetto, di granitico rigore morale. Ma anche scrittore e saggista di razza, polemista vigoroso, recensore acutissimo. Sempre animato da un’indomabile passione civile che lo porta a vivere e scrivere intensamente la vita. E la sua, di vita, è stata ricchissima di eventi. Ha incrociato la grande e piccola storia; ha fatto i conti con i foschi presagi di una vita nazionale che si incupisce sotto il peso di una dilagante corruzione, morale e civile; di torbide complicità con il potere criminale; di un inarrestabile trionfo di quella cretineria che si afferma nel buio della ragione. Scandagliare il suo universo esistenziale e letterario significa addentrarsi in un vero e proprio universo in continua espansione. E sempre sotto il segno dell’eresia, procedendo controcorrente, anche quando si deve pagare l’amaro scotto dell’incomprensione e della solitudine: con una lungimiranza stupefacente, col senno del poi. Le sue opere e la sua vita, così, vengono considerate in una luce nuova, in contesti non sempre noti, facendo emergere sfumature e dettagli spesso sorprendenti. Romanzi, saggi, racconti, polemiche, imprese editoriali. Tutto ciò costella in effetti l’eccezionale parabola artistica ed esistenziale di uno scrittore che ha lasciato un segno indelebile nella cultura novecentesca...

Felice Cavallaro si giova di un punto di vista privilegiato: quello di chi ha frequentato Sciascia. E che perciò può offrire al lettore un volume che solo chi ha avuto profonda dimestichezza con la figura e l’opera dello scrittore può realizzare. Soprattutto perché conosce luoghi e persone, sentimenti e caratteri, di chi è stato acutissimo testimone di tumultuose, e sovente tragiche, trasformazioni. Così, con uno stile terso, come a Sciascia piaceva, Cavallaro ripercorre gli anni trascorsi tra Racalmuto, Caltanissetta e Palermo. In particolare, la Racalmuto che è punto di incontro di personalità eccezionali. Racconta delle frequentazioni locali (e non) dello scrittore, per i suoi paesani Nanà; con il legame col foglio «Malgrado Tutto». Nonché le vicende della Fondazione a lui intitolata; quelle del mitico teatro Margherita; quelle dei tanti che hanno incrociato lo scrittore; l’ambiente familiare e amicale, sicuro rifugio fino al malinconico crepuscolo. Peraltro inserendosi direttamente nel corso di questa vera e propria narrazione, in cui si passa in rassegna l’intera produzione letteraria sciasciana. Cavallaro, io-narrante e acuto analista, dà un saggio magistrale delle sue qualità in questo volume, che è un atto d’amore dedicato al conterraneo ed amico. Preziosissimo, quindi, per chiunque voglia conoscere fino in fondo la carismatica figura e l’opera, sempre viva, di Sciascia.