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Sciocchi Spavaldi Omicidi

Sciocchi Spavaldi Omicidi

Anna è una giovane donna con un lavoro che detesta, un marito che non ama più e un figlio piccolo che soffre di disturbi comportamentali, in cura da uno psicologo infantile. Unico sprazzo di luce nella sua esistenza è Johan. Dolce, comprensivo, insicuro e affascinante quarantenne con a sua volta un matrimonio già finito alle spalle e una compagna dalle quale si sta separando. Anna e Johan riescono a ritagliarsi pochi e preziosi momenti insieme, giorni o ore in cui le rispettive vite vengono lasciate fuori dalle stanze di alberghi isolati o dagli angoli nascosti in strade semideserte che fanno da testimoni ai loro incontri clandestini. Ognuno dice all’altro che il loro amore è quanto di più bello potesse accadergli nella vita e che presto quella relazione clandestina lascerà il posto a un rapporto alla luce del sole, a una vita insieme in una casa condivisa. Lo psicologo che ha in cura il figlioletto di Anna, però, in un ultimo colloquio con lei e suo marito prospetta ai genitori un percorso lungo e complicato in cui la guarigione (o almeno il non peggioramento) dei disturbi del bambino possono avverarsi solo attraverso una stabilità emotiva e familiare fatta di certezze e solidità domestiche. A quel punto Anna comprende che una separazione o un divorzio dal suo legittimo consorte in quel preciso momento della sua vita è impensabile, e che per il bene di suo figlio deve mettere fine immediatamente alla sua relazione extraconiugale. Organizza, perciò, una due giorni fuori città per dare l’addio a Johan e metterlo al corrente della sua decisione. L’uomo ci rimane malissimo. Piange. Cerca di convincere la donna che tutto può essere ancora recuperato e gestito insieme. Si offre di fare le veci del padre del bambino nel percorso di guarigione e cura. Si spinge perfino a minacciare Anna di raccontare tutto a suo marito. La donna, però, è irremovibile. Ha preso la sua decisione e non tornerà indietro. I due ex amanti allora lasciano l’albergo del paesino sperduto dove erano andati a rifugiarsi e riprendono la strada di casa. Durante il tragitto, Johan alla guida dell’auto cerca di riprendere la conversazione e convincere Anna che la sua decisione è sbagliata e che rischia di rovinare la vita a entrambi per sempre, rendendo tutti infelici, perfino il figlioletto della donna. Anna esasperata, allora, dà vita a una vera e propria sfuriata, arrivando a mettere le mani addosso a Johan. È l’inizio della fine. Un gesto che scatenerà una successione di eventi tragici e impensabili e che trasformerà due ex amanti in complici di azioni tanto sciocche quanto crudeli…

Ekman costruisce un noir insolito partendo da una diapositiva della società svedese contemporanea fatta di famiglie disilluse, quarantenni insoddisfatti, luoghi di lavoro depressi, amanti sull’orlo di una crisi di nervi. Già questo da solo è un elemento che permette immediatamente a chi legge di immergersi completamente nella lettura e che fuga molti luoghi comuni sulla perfezione dell’esistenza nei paesi scandinavi. In più però l’autore è bravissimo a dare vita a due protagonisti assolutamente meravigliosi nelle loro fragilità. È un processo complicato da realizzare, perché parte dal presupposto che possa scattare l’identificazione di chi legge con personaggi di fatto fallaci, negativi, appanicati, disorientati, immorali ed egoisti. Un processo che, però, Ekman è perfettamente in grado di realizzare tanto che Anna e Johan finiscono per ricevere l’accondiscendenza che si riserva al povero amico sfortunato che non può comportarsi in altra maniera che quella. È il doppio registro di lettura di Sciocchi Spavaldi Omicidi che fa del “se” il filo rosso dell’intera narrazione. E se Anna e Johan non fossero andati in quell’albergo fuori città? E se Anna avesse rivelato a Johan i suoi intenti in un bar vicino casa, così da rientrare poi a piedi? E se Johan non avesse perso il controllo dell’auto sulla strada di ritorno? E se il figlio di Anna fosse stato un bambino sano e in grado di sopportare emotivamente la separazione dei genitori? È davvero il Fato, quindi, a governare la vita degli esseri umani? No! Ekman, in realtà, in questo originalissimo noir dice che a governare tutto è il caos e che le tragedie succedono perché c’è chi lo sa gestire e chi no. Saper affrontare gli eventi con lucidità scongiura le catastrofi e salva gli esseri umani dai pericoli del male. Il secondo leit motiv che rende questo noir assolutamente unico e affascinante è l’uso del grottesco da parte dell’autore. Pagine e pagine in cui il delitto è quasi una farsa, il crimine qualcosa di bislacco e l’omicidio un effetto collaterale del panico di personalità deboli. Un elemento stilistico usato dall’autore come una spezia pregiata da uno chef e che rende l’intera narrazione assolutamente… spavalda.