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Sconosciuti amici

Sconosciuti amici

Giulio racconta che, la prima volta che l’ha visto, Remo aveva una giacca di pelle logora e barba e capelli canuti e folti tanto che gli aveva dato molti meno anni di quelli reali, portati bene e tutto sommato pochi per l’idea che se ne sarebbe fatto in seguito lui come tutti gli altri, soprattutto, per tutte le cose che aveva fatto. Remo ha un cognome che suona come una malattia debellata, occhi grandi e scuri dietro lenti da miope e jeans sempre sporchi alle ginocchia dalle volte che si accovaccia a verificare dov’è il guasto, perché se una cosa è certa è che il guasto sta sempre sotto: sotto il telaio del motorino, sotto il surgelatore a pozzetto, sotto il lavandino in cucina, sotto l’auto. Remo si abbassa e torce il collo verso l’alto. Giulio, anche se Val sospetta che la prima volta che si sono incontrati non abbiano parlato così tanto, e che per questo si siano piaciuti, anche perché Giulio è la persona in apparenza meno adatta al mondo a stare dietro un bancone, dice che quella volta Remo era venuto a vedere come andava: se Giulio avesse intenzione di cambiare qualcosa rispetto alla gestione di prima, se il vino restava quello o saliva di prezzo, se gli poteva essere simpatico o meno. Alla fine si era convinto, e quello sarebbe rimasto il suo posto, com’era da prima…

Nell’immaginario collettivo pochi luoghi sono più caratteristici di un bar, perché vi si incontrano persone di ogni genere che si ritrovano a intrecciare per un tempo più o meno lungo le traiettorie delle loro vite: un bar di quartiere, in particolare, è spesso uno spaccato sociale particolarmente riuscito, e le solitudini degli avventori si possono colmare, passando da semplici sconosciuti ad amici nello spazio di qualche conversazione. Remo è un personaggio misterioso, è evidente che la vita l’abbia segnato, eppure attorno a lui prende vita una commedia umana policroma, autentica, intensa, efficace, credibile, che Brandimarte racconta con ironia ed empatia. I ritratti dei personaggi sono rappresentazioni vivide dell’umanità e delle sue contraddizioni, e l’autore conduce con mano sicura il lettore nel tessuto, fatto di parole e silenzi che dicono molto più di quanto nascondono, di una comunità, ciò di cui il nostro tempo individualista in cui siamo tutti connessi ma sempre più isolati ha profondamente bisogno.