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Scripta manent

Scripta manent

Il Duello, che si definisce un programma di approfondimento, è in realtà un fantastico contenitore di un nulla patinato e francamente inutile. La sua unica ambizione è quella di alzare gli ascolti per porsi nella fascia medio-alta e per ottenere ciò, si sa, nulla è meglio di un bello scontro televisivo. I due ospiti che devono confrontarsi a singolar tenzone sono, in genere, rappresentanti di una delle più variegate forme d’arte. Può trattarsi di un’accesa discussione tra cinema e fiction, tra musica pop e lirica oppure, come nella puntata che sta per andare in onda, tra letteratura cosiddetta alta e letteratura bassa. Certo che l’impresa è piuttosto ardua - parlare di libri in TV può essere un suicidio - ma i due invitati sono nomi di spicco. Da un lato Corrado De Angelis, dall’altro Roberto Palmieri. De Angelis ha operato fino ai cinquant’anni in qualità di neurochirurgo e ha dedicato l’intera vita al lavoro e a se stesso. Da quando ha pubblicato il suo primo romanzo – la storia di un tecnico di obitorio sordomuto che opera al fianco di un medico legale in un ospedale milanese - ha ottenuto un successo senza precedenti e lo stesso è accaduto per i sei libri successivi della serie. Palmieri, invece, ha iniziato la sua carriera come comico e, dopo aver recitato, cantato e ballato, si è cimentato nella scrittura. Ha realizzato un libriccino abbastanza insulso ma, condito dal suo usuale spirito surreale, si è rivelato il successo dell’anno e ha inserito di diritto l’ex comico nella schiera degli scrittori. E così le sue pubblicazioni sono diventate in totale tre. Questa sera, a Il Duello, i due firmeranno, rigorosamente di fronte a un notaio - e per l’occasione è stato cercato e trovato un notaio figo, non uno dei soliti vecchi rincoglioniti -l’autorizzazione a far uscire l’ottavo libro dell’uno e il quarto dell’altro nello stesso giorno, il 10 ottobre...

Corrado De Angelis e Roberto Palmieri sono rivali. Se lo siano per davvero o per esigenze di marketing non si sa, ma è un dato di fatto che, mentre il primo - un passato da neurochirurgo - scrive polizieschi che catturano l’attenzione di critica e lettori e sono all’altezza di prestigiosi premi letterari, il secondo - un passato da comico e spesso vittima delle sue stesse faccette - vive di luce riflessa e i suoi libri, tutt’altro che capolavori ad eccezione di uno, con lui. I due scrittori comunque vendono e rappresentano un appetitoso osso da spolpare per tutto ciò che di pubblicità e marketing si nutre, la televisione per esempio. E sarà proprio uno studio televisivo lo scenario che li vedrà uno di fronte all’altro mentre sottoscrivono l’accordo che prevede la pubblicazione del loro romanzo in uscita il medesimo giorno, per consentire un controllo più capillare, capace di misurare al millimetro il successo di entrambi e di rilevarne eventuali differenze. Il romanzo di Paola Barbato - si tratta del suo quarto lavoro, pubblicato solo in Francia nel 2018 e finalmente arrivato anche nelle librerie italiane a partire dal mese di luglio 2021 - comincia così, con due personaggi decisamente diversi ma legati dalla stessa professione e da un destino beffardo, che si palesa nella inquietante figura di un serial killer che riproduce i crimini narrati nei thriller di uno di essi e coinvolge l’altro in una serie di avventure mozzafiato volte a salvarsi la pelle e a far luce, se possibile, sull’intera vicenda. A impreziosire una situazione sempre più intricata e carica di colpi di scena e a dare un contributo significativo alla soluzione del caso, sempre più contorto, due figure che il lettore potrà ritrovare in un successivo romanzo della Barbato - saranno infatti i protagonisti principali di L’ultimo ospite - e che colorano di suspense e, spesso, di ironia, una storia intrigante e originale. Flavio e Letizia - solare ed estremamente razionale il primo; fragile, piena di paranoie, ansie, angosce e dotata di una galoppante fantasia la seconda- risultano personaggi essenziali per la storia, dotati come sono di caratteristiche peculiari che, se da un lato li allontanano da quello che è il modo di comportarsi della gente comune, li rendono dall’altro particolarmente empatici con il singolare modus operandi del serial killer. Raccontato, come al solito, molto bene, con un linguaggio curato e diretto, che niente lascia al caso, si tratta, forse, del romanzo della Barbato con l’impianto thriller più canonico. Una vicenda che tiene con il fiato sospeso sino all’ultima riga e una lettura assolutamente consigliata.