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Scritti Africani

Scritti Africani

“In sei brevi tappe da Tagiura, per circa sessanta chilometri, le carovane scendono al Lago Salato attraverso strade orribili che ricordano il presunto orrore dei paesaggi lunari...”. È l’agosto del 1887, e dal Cairo – di ritorno da un viaggio in Abissinia- Arthur Rimbaud invia al direttore del giornale “Bosphore Egyptien” alcune note “sullo stato delle cose in quella regione”. Da molti anni l’homme aux semelles de vent ha ormai lasciato l’Europa, e al momento in cui redige le note sul viaggio in Abissinia e nell’Harar può già vantare sette anni di permanenza laggiù. Già malato e con soli 400 franchi, si era imbarcato a Cipro nell’estate del 1880: era andato in tutti i porti del mar Rosso a cercare lavoro; e un giorno, chissà, forse partirà anche alla volta di Zanzibar dove si dice ci sia molto da fare. Dallo Yemen all’Etiopia, passando per l’Egitto e la Somalia: Rimbaud trascorse un decennio di esplorazioni e viaggi dedicandosi ad ogni sorta di traffici. Così veniamo a sapere che nell’Ogaden, ad esempio, l’occupazione giornaliera principale degli abitanti è quella di andare ad accovacciarsi a gruppi sotto gli alberi, a una certa distanza dall’accampamento, e, armi alla mano, deliberare indefinitamente sui loro vari interessi di pastori... “Boschi di mimose popolati da elefanti e bestie feroci”è quello che è dato vedere per lunghi tratti nella regione dello Scioa; e il nostro gode di una certa considerazione, infine, per le strade e per i paesi che visita, a causa del suo comportamento umano...

Dopo aver vagabondato per l’Europa per qualche anno, nel 1880 Arthur Rimbaud partì come agente commerciale, e nell’arco di un decennio, viaggiò costantemente dallo Yemen al Gibuti, fino in Etiopia, sempre ossessionato dalla ricerca di denaro. Lontani ormai i giorni in cui aveva composto la celebre Lettre du Voyant, lontana l’epoca parigina e il “connubio” col più malmesso Paul Verlaine: dal periodo africano emerge una figura totalmente diversa e a lungo ignota. Ci si è spesso riferiti a questo periodo alludendo al fatto che Rimbaud avrebbe del tutto smesso i panni dello scrittore una volta partito per l’Africa: ma già nel dicembre del 1927 il “Mercure de France” aveva divulgato un suo scritto, col titolo Un articolo sconosciuto di Rimbaud sul suo viaggio in Abissinia. La raccolta di testi proposta mira in primo luogo pertanto a mettere in discussione tutto quanto si è detto sul presunto “silenzio africano” del poeta di Charleville. Inoltre, dall’epistolario emerge una figura nuova e differente: fra le varie lettere indirizzate per lo più ai familiari, compaiono veri e propri reportage dall’Africa: pare del resto che Rimbaud sia stato uno dei primi esploratori del continente africano. La presente edizione è a cura di Gabriel- Aldo Bertozzi, scrittore e accademico italiano nato nel 1939 in Eritrea. Bertozzi è stato docente di lingua e letteratura francese, presso l’Università degli Studi La Sapienza di Roma e presso l’Università di Chieti- Pescara. È considerato uno dei massimi conoscitori dell’opera e della figura di Arthur Rimbaud.