Salta al contenuto principale

Scritti pornografici

Scritti pornografici
Autore
Traduzione di
Editore
Articolo di

“Il mio sperma è uno sputo sulla sua tomba”. Il testo della conferenza “Nécessité d’un érotisme littéraire” del giugno 1948 sulla definizione di letteratura erotica, sul suo scopo e sull’assurdità della censura, cinque poesie tra il licenzioso e il pornografico e una breve parodia del Dracula di Bram Stoker (qui ribattezzato Drencula) nel quale il giovane avvocato David Benson – inviato da un prestigioso studio legale londinese al castello di un enigmatico nobile transilvano, nel cuore dei Carpazi, per sistemare certe faccende burocratiche – vive l’esperienza di un godurioso 69 con una creatura ermafrodita a metà tra sogno e incubo…

Se è vero che gli adulti, come diceva Havelock Ellis, hanno bisogno di pornografia almeno quanto i bambini hanno bisogno di favole, allora la raccolta postuma (fu pubblicata solo nel 1980 in Francia e non senza affrontare complesse vicende di censura) degli Écricts pornographique di Boris Vian, tradotta per la prima volta in Italia, giunge a proposito per ricordarci che l’erotismo non è genere letterario di serie B ma semplicemente genere letterario, e più di altri capace di rappresentare i desideri, i segreti e i fantasmi degli esseri umani. Lo fa con un libriccino eterogeneo nei contenuti e dall’estetica impeccabile, che dapprima ci fa interrogare con puntuta ironia sul senso del concetto di erotismo in Letteratura con un’arguta digressione (momento più alto: la definizione di Bibbia, Vangelo e dei libri sacri in generale come libri erotici; momento più discutibile: la stroncatura de Le 120 giornate di Sodoma di Sade), per poi riflettere sull’incoerenza di una morale dominante che esercita il giogo della censura sui libri che raccontano di sesso e non su quelli che raccontano di guerra e omicidi (quando tutti in società invariabilmente condannano guerra e violenza e non certo il sesso, perlomeno quello dalla carica meno virulentemente trasgressiva) e infine deliziarci con divertissement in versi sulla natura dell’organo sessuale femminile o sulle destinazioni d’uso di un vigoroso cetriolo acquistato al mercato. Al bando quindi ogni pruderie, e abbandoniamoci a questa tutto sommato innocua pornografia d’autore: in fondo leggere libri erotici, diffonderli, scriverli, come ci dice lo stesso Vian, “significa preparare il mondo di domani e segnare la strada della vera rivoluzione”.