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A scuola di scacchi da Alice

A scuola di scacchi da Alice

Nel secondo capitolo delle sue avventure, di ritorno dal Paese delle Meraviglie, Alice si trova proiettata in un mondo altrettanto fantastico e crudele, fatto di gemelli dispettosi, leoni ed unicorni. Senza contare un gigantesco Uovo, Humpty Dumpty. Anche stavolta lo scontro è fra il Bene ed il Male, che hanno però i colori e le fattezze dell’esercito della Regina Bianca e quello della Regina Rossa (in molte traduzioni italiane, fedeli invece alla tradizione, è per lo più Nera). La chiave di lettura del romanzo è esplicitata però nel diagramma che Carroll pone come enigmatico incipit, accompagnato da una serie di indicazioni che sembrano irrazionali: un’immagine raffigurante una posizione degli scacchi, con delle indicazioni di mosse che non sembrano congruenti con le regole tradizionali degli scacchi stessi. Cosa si nasconde dietro quell’enigma? C’è davvero una partita a scacchi? E con quali regole? Come sempre dietro tutto c’è una logica, anche se non è sempre quella alla quale siamo abituati…

C’è chi scrive di scacchi per passione, c’è chi lo fa per professione: in questo libro né l’uno né l’altro, si parla di scacchi per passatempo. Un passatempo poco scientifico e molto interdiscorsivo, perché si mescolano su piani differenti saggi sulla matematica, a testi letterari e articoli specifici sul crudele e algoritmico mondo degli scacchi. Il libro è opera di una strana coppia, Bruno Codenotti, direttore di ricerca presso l’IIT del CNR di Pisa, ma già autore di diversi testi divulgativi, e Michele Godena, Grande Maestro di scacchi, più volte campione italiano e nel 2007 campione dell’Unione Europea. Si avvale delle illustrazioni di Claudia Flandoli. Dopo le prime pagine for dummies, in cui si spiegano le regole degli scacchi, ci si addentra, senza alcuna proporzionalità e gradualità tanto da lasciare i neofiti - non solo del gioco da tavolo, ma anche della matematica! - un po’ spiazzati, nella riscrittura del romanzo di Lewis Carroll, Attraverso lo specchio, come trasposizione della trama in una partita a scacchi (tema che domina il romanzo inglese, così come nel primo romanzo c’erano le carte). L’idea non è originale, dato che la ricostruzione è opera di Donald Liddell per la rivista specialistica del “British Chess Magazine”. Resta la metafora degli scacchi come scontro fra forze contrapposte, “speculari” (benché lo specchio sia da intendersi anche come metafora della divisione fra la realtà e la fantasia), basata su un calcolo matematico di ogni sforzo, dietro una strategia latente. L’esperimento riesce, tanto che l’ultimo capitolo del libro ci porta fuori dall’universo di Carroll, in un’altra trasposizione sulla scacchiera dello scontro fra due eserciti, quelli di Leukas e Cinnabar, protagonisti stavolta di un racconto di fantascienza, The immortal game (1954) di Poul Anderson, a sua volta ispirato dalla “partita immortale” fra Anderssen e Kieserizky (1851). Indubbiamente un libro utile, ma manca di una sua natura ben precisa: si presenta come un ibrido che vuole rendere gli scacchi divulgativi, ma allo stesso tempo presenta letture ed interpretazioni sia del gioco che della matematica un po’ troppo ardite per chi è soltanto un lettore di favole o un giocatore a tempo perso. Nel suo complesso gradevole, tuttavia più impegnativo del previsto.